“Covid frutto di una terra ammalata: In agguato altre pandemie di natura epidemiologica, ecologica, caotica o sociologica”

Il vescovo di Terni, padre Giuseppe Piemontese, scrive ai ternani in vista della ritorno alle messe con il popolo: “Questa fase 2 rappresenta l’avvio di un tempo nuovo, improntato alla sobrietà e ad un’economia etica e solidale”

Da lunedì 18 maggio “riapriranno” le chiese e si tornerà alle celebrazione delle messe con il popolo. In vista di questa novità, il vescovo di Terni, padre Giuseppe Piemontese, ha inviato una lettera alla comunità diocesana non solo per indicare le modalità con cui si tornerà a messa, frutto dell’accordo tra Governo e Conferenza episcopale italiana, ma anche per sottolineare l’importanza di quella che può essere una “speranza nuova” proprio a partire dalla fase due.

“Siamo grati al Signore per l’evoluzione positiva dei segni di ripresa sanitaria, ma ringraziamo anche i milioni di concittadini che in maniera disciplinata hanno seguito le direttive delle autorità governative e mediche. Continua ad accompagnarci l’ammirazione per quanti, medici, infermieri, volontari, esperti, in una gigantesca azione di corale generosità, si sono dedicati al prossimo prestando la propria specifica competenza di professione, di aiuto materiale e di sostegno morale e spirituale”.

Ecco le regole per tornare in chiesa INDICAZIONI-CELEBRAZIONE-MESSA-2 

“Andrà tutto bene – è l’invito del vescovo - se proseguiremo sulla strada della responsabilità, della vigilanza, della partecipazione attiva e intelligente alla ricostruzione della nuova era post pandemica. L’ottimismo per il calo dei contagi e dei morti non ci tragga in inganno. Se vogliamo proteggere e custodire l’umanità, occorrerà mettere mano, mente e cuore per avviare una nuova filosofia della scienza, della conoscenza, dell’uomo, dello spirito, della natura e del mondo”.

Ed è proprio questo il cuore del messaggio del presule, che legge nell’emergenza sanitaria non soltanto una “prova”, ma anche uno stimolo.

“Il cambiamento d’epoca, che la nostra società sta attraversando, ha nel Coronavirus una delle prove più evidenti e convincenti. Questa generazione per sopravvivere non potrà accontentarsi di semplici adattamenti, ma dovrà ricercare nuovi canali relazionali e altri stili di vita”.

“Alcuni si illudono che la scoperta del vaccino potrà far ritornare l’umanità alle abitudini e alle consuetudini precedenti. Non abbiamo compreso che il Covid19 – rileva padre Piemontese - è il risultato e il sintomo della terra ammalata, che abbiamo contaminato, forse in maniera irreversibile, e che altre pandemie, di natura epidemiologica, ecologica, caotica o anche sociologica sono in agguato se non si corre ai ripari. Non illudiamoci, dunque, serve un nuovo assetto mondiale, nuovi stili di vita, improntati alla sobrietà, ad un’economia etica e solidale, e nuove relazioni internazionali di giustizia e solidarietà dovranno essere obbligatoriamente avviate. Oggi più che mai, l’umanità intera è stipata sulla stessa barca, appesantita da abitudini e mercanzie superflue, alla ricerca di un porto sicuro che potrà raggiungere solo alleggerendosi da pesi eccedenti e ritrovando un equilibrio sostenibile”.

“Anche per noi cristiani, per la Chiesa, la ripresa delle celebrazioni liturgiche con la partecipazione del popolo, non può significare semplicemente far tornare tutto come prima. Questa fase 2 rappresenta l’avvio di un tempo nuovo, spinto dal soffio dello Spirito di una nuova Pentecoste”.

“La lettura e il discernimento dei segni dei tempi, del cambiamento d’epoca, del Coronavirus deve portarci al riconoscimento del primato di Dio per lasciarci riedificare dal Risorto come popolo di Dio non più chiuso in quarantena, ma libero per essere lievito di una massa, che dovrà assumere la forma di un pane profumato di salute, di fraternità, di solidarietà, di semplicità”.

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“Dovremo reimpostare le dinamiche della vita della chiesa, cogliere alimento dalla Parola e dai sacramenti, specie dall’Eucarestia, di cui abbiamo sentito la fame. Il tema della crisi economica, conseguenza di questa pandemia, ci occuperà drammaticamente e dovrà necessariamente condurci a ridurre i bisogni per limitarli a ciò che è essenziale secondo le proposte del vangelo, e condividere nella solidarietà e nella carità, l’aiuto a quanti hanno perso tutto e non ce la fanno e riprendere un livello di vita dignitoso, basato sul lavoro e sulla solidarietà. La Chiesa, ricca della presenza del Risorto, e esperta di umanità, avrà da dire una parola decisiva e autorevole in questa nuova situazione”.

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