Manca il personale, la struttura è fatiscente e la lista d’attesa lunghissima: “Salviamo il Sagittario”

Il centro si occupa del disagio mentale negli adolescenti. Settanta i pazienti in carico, ma l’emergenza Covid ha fatto esplodere le necessità. L’appello delle associazioni

C’è forse un dato in particolare che dovrebbe far “schizzare” la questione in cima all’agenda di questi giorni: “Solo nel 2020 ci sono stati circa 20 nuovi ingressi (dato allarmante poiché per due mesi il centro è stato praticamente chiuso a causa dell’emergenza Covid)”.

È uno dei passaggi del documento firmato da nove associazioni di Terni (Aps Integramente, Associazione genitori di Terni, Associazione Bushard, Afad, Associazione Aladino Onlus, Associazione unitaria psicologi italiani, Associazione italiana contro l’epilessia, Ternana Marathon Club e Rete sociale Guglielmi Aps) con il quale viene lanciato un appello per “salvare” il Centro Sagittario che si occupa di prevenzione e interventi sul disagio psicologico degli adolescenti.

“In particolare – è spiegato nel documento - si vuole far emergere la situazione relativa alla struttura fatiscente e alla carenza di organico che sta subendo il Centro Sagittario (che fa capo al Centro di salute mentale di Terni) attivo dal 2002, con l’obiettivo di affrontare il disagio giovanile, prevenendolo o risolvendolo prima che questo possa esitare in disturbi più gravi della salute psichica”.

Il Centro Sagittario, dal 6 marzo 2019, si è evoluto in un progetto inter- dipartimentale chiamato “Giovani 2.0”, formalizzato con la delibera di giunta regionale 888/2017 della Regione Umbria per perseguire l’obiettivo di definire e attuare un modello di intervento completo per le diverse manifestazioni di disagio dell’età giovanile, attraverso un percorso di collaborazione e d’integrazione dei servizi del dipartimento di salute mentale e del dipartimento delle dipendenze.

Dopo la prima annualità, in attesa che la Regione Umbria valuti l’operato del progetto nella Usl Umbria2, è stata finanziata un'ulteriore annualità con fondi propri del dipartimento per le dipendenze.

“Ad oggi, il Centro Sagittario si trova ad affrontare l’aspetto psicologico dell’emergenza Covid, con una carenza di personale allarmante ma precedente alla pandemia, perché non sono state rispettate la linee guida dettate dal Progetto Giovani 2.0, tra l’altro firmate e sottoscritte dai vari responsabili dei vari dipartimenti. Il centro ha attualmente 65 pazienti in carico e con i ragazzi accolti nel periodo appena successivo al lockdown Covid (fase 2) arriviamo ad un totale di più di 70 pazienti presi in carico. Solo nel 2020 ci sono stati circa 20 nuovi ingressi (dato allarmante poiché per due mesi il centro è stato praticamente chiuso a causa dell’emergenza Covid). In un servizio di natura psicologica, c’è solo una psicoterapeuta - specialista ambulatoriale – con contratto a tempo parziale e a termine, che ha in carico 20 pazienti in psicoterapia individuale, oltre ad occuparsi della psicodiagnosi dei soggetti che necessitano di tale approfondimento”.

“Gli altri utenti – spiegano le associazioni - sono seguiti da educatori, che non possono fare un intervento specialistico, e da due psicologhe provenienti da altri servizi, prestate al progetto per poche ore e che non sempre possono essere presenti alle attività del centro per le difficoltà di personale già caratterizzanti i loro servizi di appartenenza. Diciassette ragazzi (e di conseguenza le loro famiglie) sono in attesa di una presa in carico psicoterapeutica da fine 2019 a febbraio 2020”.

Per trovare una soluzione a questa lunga lista di attesa, dal febbraio 2020, uno psicologo specializzando in psicoterapia, ma inquadrato come educatore, sta portando avanti dei training di rilassamento e di assertività, che però sia per la numerosità (dai 6 ai 14 componenti) sia per le interruzioni e lo spostamento del setting in modalità di teleconferenza, non sono di certo abbastanza per importanti problemi di natura psicologica.  Ad oggi la lista d’attesa per un supporto psicologico e psicoterapeutico ammonta ad almeno 20 ragazzi.

Secondo le associazioni, di fatto ad oggi le “promesse” mancate riguardano: uno psicologo Csm a 38 ore non sostituito; uno psicologo neuropsichiatria infantile a 5 ore, e per il quale se ne chiedevano già 8, non sostituito; una neuropsichiatra a tempo parziale mai pervenuta; assistente sociale del Csm non sostituita; una psichiatra del Csm a tempo parziale assente.

Problemi che emergono nella loro gravità soprattutto in considerazione del fatto che quella che si dovrebbe sostenere è “una fascia di età fragile, il futuro della nostra comunità, che per definizione è alla ricerca di un ruolo nella società, che da sempre è stata considerata uno dei momenti più difficili e critici della vita di ogni individuo. Negli ultimi tempi è stata ancor più messa alla prova da una rivoluzione tecnologica che ha, allo stesso tempo, diminuito e incrementato le distanze relazionali e che ha impattato notevolmente sul divario intergenerazionale, creando maggiori conflitti all’interno dei nuclei familiari”.

Il problemi non finiscono alla carenza di personale. “Da anni si sostiene che la struttura dove ha sede il Sagittario deve essere ristrutturata e il centro dovrà cambiare sede. Anche in questo caso, alle risposte e rassicurazioni, non seguono azioni concrete. Pertanto si continuano a ricevere i ragazzi in locali non sufficientemente adeguati”.

“La segnalazione è già stata fatta all’assessore del Welfare, Cristiano Ceccotti e al consigliere Alessandro Gentiletti, che ha depositato un’interrogazione per velocizzare e dare attenzione alla problematica. Entrambi hanno preso a cuore la questione, e l’assessore Ceccotti si è subito mosso per poter intervenire e creare un dialogo con l’azienda sanitaria. L’importanza del benessere psicologico dell’individuo, che l’OMS ha dichiarato essere fondamentale in un’ottica bio-psico- sociale, e parte centrale della SALUTE di ogni individuo sul nostro pianeta, è stata totalmente tralasciata dai vari decreti attuativi e di rilancio sfornati dal governo conseguentemente all’emergenza Covid”.

“Dobbiamo assolutamente riflettere su questo e cercare di potenziare servizi del genere e non declassarli, almeno a livello territoriale, cercando di sensibilizzare anche un livello nazionale. Le associazioni, fondamentali durante l’emergenza, ma anch’esse lasciate indietro dai decreti ministeriali, possono fare molto per far emergere queste problematiche e creare tavoli di lavoro per potenziare l’organizzazione dei servizi sanitari”.

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