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Il pranzo di Natale in diocesi con il vescovo Piemontese

Il pranzo di Natale in diocesi con il vescovo Piemontese

"Immigrati abbandonati, sono loro il presepe di oggi", nuovo affondo del vescovo di Terni

Nel mirino di monsignor Piemontese torna il decreto sicurezza: "Se vogliamo vivere un Natale cristiano occorre che ciascuno si apra a sentimenti e opere di compassione, umanità, accoglienza e condivisione"

"Quest’anno il 'presepe vivente', in molte parti d’Italia, non sarà una sacra 'rappresentazione', ma una drammatizzazione dal vivo perché il Decreto sicurezza, mentre è venuto incontro, in alcuni punti, ad aspettative legittime, ha abbandonato a se stessi e tra mille difficoltà, migliaia di immigrati di ogni colore e provenienza, che vivono nelle nostre città. E tuttavia abbiamo fiducia perché, molti uomini e donne di buona volontà, a Natale e in futuro, si faranno strumenti concreti della Provvidenza di Dio».

Dopo l'attacco dei giorni scorsi, che aveva messo nel mirino anche l'ordinanza antiaccattonaggio firmata dal sindaco Latini, nuovo affondo sul decreto Salvini dal vescovo della Diocesi di Terni, monsignor Giuseppe Piemontese. Parole contenute nel messaggio con il quale il prelato annuncia le prossime iniziative in vista delle feste che culmineranno con le celebrazioni del 24 e 25 dicembre e con il tradizionale pranzo dei poveri nel giorno di Natale. 

"E’ preminente in questo Natale - scrive il vescovo nella lettera augurale alla città - l’icona della Santa Famiglia in cerca di un rifugio, nella città di Betlemme e infine esule e profuga in Egitto. Se vogliamo vivere un Natale vero, cristiano occorre che cambi il nostro cuore e ciascuno si apra a sentimenti e opere di compassione, umanità, accoglienza e condivisione".

«La visita pastorale mi ha dato l’opportunità e la gioia - ricorda Piemontese - di incontrare le comunità cristiane nelle varie componenti: famiglie, associazioni e gruppi vari nelle parrocchie. Nei vari incontri non sono mancate persone povere, afflitte da vari gradi di precarietà e gli immigrati di ogni condizione: regolari e irregolari senza permesso di soggiorno, richiedenti asilo o giunti a noi dai corridoi umanitari, bambini inseriti nelle scuole pubbliche e minori non accompagnati. Ho incontrato una umanità dalla provenienza globale. A tutti ho fatto risuonare la buona notizia che Gesù, duemila anni fa, è venuto a prendere su di sé le nostre miserie e a infonderci speranza. Nel Natale tale annuncio si rinnova secondo la tradizione e risuona più attuale che mai anche ai nostri giorni. L’invocazione: “Vieni Signore Gesù” diventa grido comunitario e planetario perché inizi un tempo di pace, di giustizia e di benessere condiviso da tutti gli uomini". 

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