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Si può partorire in anonimato anche in Umbria

Si può partorire in anonimato anche in Umbria

Parto in anonimato, dodici casi in due anni negli ospedali umbri

I numeri diffusi durante il question time in consiglio regionale, lo scorso agosto a Terni la vicenda del neonato abbandonato dalla madre e morto in un parcheggio

Dodici casi di parto in anonimato negli ospedali umbri negli ultimi due anni. Statistiche fornite questa mattina durante il question time in consiglio da regionale dall'assessore alla Sanità, Luca Barberini, rispondendo a una interrogazione di Carla Casciari (Pd).

“In Umbria nel 2016 ci sono stati 4 parti in anonimato - ha detto - mentre nel 2017 sono stati 8. In particolare nel 2016 un caso si è verificato nell’ospedale di Città di Castello, uno a Foligno, uno nell’azienda ospedaliera di Perugia e uno in quella di Terni. Nel 2017 un caso a Città di Castello, uno in quello di Pantalla, uno a Foligno, 3 nell’azienda ospedaliera di Perugia e 2 in quella di Terni. A Città di Castello e a Perugia sono state utilizzate sempre le Culle per la vita, che sono richieste anche in altri presidi ospedalieri della Regione. Le procedure di adozione seguono precisi dettami normativi e sono state attuate per tutti i bambini che sono nati in anonimato. Per quanto riguarda la formazione, è svolta in modalità integrata per tutti gli operatori sociali e sanitari che si occupano della salute del minore e della donna, facendo parte dei piani di formazione delle Aziende sanitarie regionali. Continueremo con un potenziamento ulteriore nell’attività formativa per assicurare qualità a questo prezioso servizio”.

“Per la donna la maternità è un passaggio importante - aveva evidenziato nel suo intervento Carla Casciari - affrontare questa situazione in solitudine può compiere scelte affrettate come l'interruzione volontaria di gravidanza o ricorrere a scelte drammatiche al momento del parto. Per contenere questi episodi la donna deve essere sostenuta e seguita in maniera qualificata".

Il parto in anonimato in un ospedale pubblico, consentito dalla legge in Italia dove si può dare alla luce un bambino senza riconoscerlo, avrebbe sicuramente salvato la vita al piccolo Giuseppe, il neonato abbandonato dalla madre Giorgia nel parcheggio dell'Eurospin di Borgo Bovio dopo aver nascosto al marito e ai familiari la gravidanza. Il prossimo 6 dicembre la 27enne ternana comparirà di fronte ai giudici della Corte di assise per rispondere del reato di omicidio volontario aggravato.

In base alla legge, dopo un parto in anonimato, a seguito di una segnalazione alla Procura della Repubblica viene effettuata l’apertura di un procedimento immediato di adottabilità e al contempo il riconoscimento alla madre naturale del diritto di riflettere sulla scelta fatta entro 60 giorni. 

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