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Uno dei ponti nei pressi di Arrone

Uno dei ponti nei pressi di Arrone

Valnerina, incubo ponti. Il M5S incalza la Regione

“Rischio frane e inondazioni”, i consiglieri Liberati e Carbonari: immediate verifiche sulle infrastrutture del canale Medio-Nera

La nuvola di polvere e morte che si è alzata dopo il crollo del ponte Morandi a Genova addensa ombre pesanti sulle condizioni di sicurezza delle infrastrutture del Paese. Non solo ponti e viadotti attraversati quotidianamente da migliaia di automobili e tir. Ma anche altre opere fiaccate dal peso degli anni e – spesso – dalla mancanza di controlli e interventi di manutenzioni.

A sollevare nuovi dubbi sulla situazione nel Ternano sono i consiglieri del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari che tornano a chiedere alla Regione una verifica sulle condizioni strutturali del canale Medio-Nera, “opera d’ingegneria idraulica in funzione sin dal 1932”.

Una prima richiesta venne avanzata lo scorso mese di gennaio, quando i pentastellati chiesero di conoscere se fossero “mai state effettuate approfondite verifiche sul limite di resistenza strutturale dei ponti del canale Medio-Nera che tagliano la Valnerina, considerato che sono stati edificati col calcestruzzo del 1930 e manutenuti, l’ultima volta, quasi trent’anni fa”. La risposta che arrivò da palazzo Donini non fu però “affatto esaustiva”, dicono oggi Liberati e Carbonari, “probabilmente a seguito di corrispondenza con l’attuale concessionario, affermando soltanto che i ponti del canale di derivazione Medio-Nera sono di proprietà della società Erg, la quale rispetta annualmente un piano di verifiche strutturali e all'occorrenza emergenziali”.

Un epilogo che, soprattutto alla luce di quanto accaduto a Genova, oggi non basta più. “Da Triponzo ad Arrone – spiega Liberati – ci sono diverse decine di chilometri di ponti, costruiti tutti attorno alla fine degli anni ’20”. Il canale Medio-Nera, attraverso questo complesso sistema di gallerie e ponti, “raccoglie le acque dei fiumi Nera, Corno e Vigi fino al lago di Piediluco, utilizzato quale bacino di carico delle sottostanti centrali idroelettriche oggi in capo a Erg Hydro. Il lago è tuttora intensivamente usato a fini energetici, con conseguenze devastanti sulla stabilità del borgo di Piediluco, fatto già segnalato in precedenti interrogazioni, come attestato in una nota perizia d’ufficio del Tribunale regionale delle acque”. Il volume di acqua trasportata è notevole visto che si arriva a 20 metri cubi al secondo. “Se la struttura dovesse cedere, il rischio di inondazione è immane”, afferma Liberati.

Per questo, il Movimento 5 Stelle chiede “sicurezza e verifiche”, sollecitando la giunta regionale a produrre tutta una serie di documenti relativi all’esito “delle analisi di vulnerabilità sismica eventualmente svolte, delle ‘verifiche strutturali’ svolte negli ultimi 30 anni sulle opere del canale da Enel, Elettrogen, Endesa, Eon, Erg” e sui “lavori di consolidamento del calcestruzzo svolti negli ultimi 30 anni sulle opere de quo, producendone relativa copia, vista l’assoluta vetustà delle opere in un contesto di alto rischio sismico, di rilevanti carichi, di particolare connotazione dei fluidi trasportati”. Sollecitando, infine, a strutturare un “sistema di allarme” che possa mettere in guardia la popolazione nella malaugurata ipotesi si verifichi un cedimento strutturale.

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