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Cronaca Amelia

Uccisa da un mix di droghe nella notte dei suoi diciott’anni, la parola ai giudici

Udienza di fronte al gup del tribunale di Roma per il ventenne accusato di omicidio preterintenzionale per la morte della ragazza avvenuta nell’ottobre di due anni fa ad Amelia

L’accusa è pesante come la tragedia di cui è stato protagonista. Era la notte del 10 ottobre di due anni fa, quella del diciottesimo compleanno della sua fidanzata. L’ultima notte della vita di Maria Chiara, appena maggiorenne: “Era bianca, ho cercato di rianimarla e poi ho chiamato i soccorsi”. Che però non hanno potuto fare nulla per salvarla.

Lei è morta, lui (21 anni all’epoca dei fatti) oggi è sotto processo: deve rispondere del reato di omicidio preterintenzionale perché, come ricostruito dagli inquirenti e come ammesso dallo stesso ragazzo, fu lui ad iniettare la dose di eroina che – assieme ad un mix di altre sostanze – si sarebbe rivelata poi fatale.

Quella mattina, il ventenne e la fidanzata erano partiti da Amelia per salire su un treno ad Attigliano, in direzione di Roma. Dove avrebbero incontrato un pusher che avrebbe ceduto la sostanza stupefacente. Per questo il processo si celebra a Roma, davanti al gup del tribunale capitolino, con rito abbreviato. Perché nella Capitale è avvenuta la cessione di droga, anche se alla sbarra manca chi materialmente avrebbe fornito la “strega”, l’eroina. Nonostante i magistrati della procura della Repubblica di Terni nei primi mesi dell’inchiesta avevano aperto la “pista” romana, manifestando la ferma intenzione di scovare il responsabile di quella “vendita”. “Cercheremo i responsabili porta a porta”, aveva assicurato il procuratore della Repubblica di Terni, Alberto Liguori.

Tornati a casa, Maria Chiara ed il fidanzato – è la ricostruzione che compare nel fascicolo processuale – avrebbero incontrato diverse persone, anche se nessuno avrebbe riferito agli inquirenti di uno stato di malessere della ragazza. La relazione del dottor Massimo Lancia e della dottoressa Paola Melai, i consulenti tecnici incaricati dalla procura della Repubblica di Terni di fare luce sulle cause del decesso della giovane di Amelia, parlava di “insufficienza cardio-circolatoria acuta determinata dall’assunzione, nelle ultime 12-18 ore di vita della ragazza, di numerose sostanze ad azione tossica quali eroina, cocaina, alcol etilico, thc”.

I consulenti hanno fatto dunque riferimento ad una intossicazione da eroina e cocaina “in un soggetto in terapia con sertralina – un farmaco utilizzato per il trattamento della depressione dei disturbi d’ansia - e con recente assunzione di alcol etilico e preparati a base di cannabis sativa”. Dagli accertamenti tecnici era anche emerso che “la concentrazione della morfina (metabolita dell’eroina) nei liquidi biologici” era “decisamente più alta nell’urina rispetto al sangue. Tale dato – scrivevano i consulenti - ci consente di affermare che al momento della morte della ragazza, la morfina si trovasse in fase di eliminazione e quindi che l’assunzione di eroina fosse avvenuta diverse ore prima della morte”.

L’assunzione dell’eroina risalirebbe all’incirca al mezzogiorno, la morte sarebbe avvenuta nel cuore della notte o forse all’alba visto che il fidanzato aveva riferito agli investigatori che alle 6.30 del mattino Maria Chiara fosse ancora viva.

Eroina, dunque, ma anche cocaina, alcol etilico e thc: un mix di sostanze che hanno avuto un effetto devastante sul corpo della ragazza, strappandola inesorabilmente alla vita.

Ora la parola passa ai giudici romani: saranno loro a stabilire se davvero il ventenne dovrà rispondere di omicidio preterintenzionale, reato per cui il massimo della pena arriva a diciotto anni. Si torna in aula per la discussione il prossimo 21 novembre.

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