Sangemini, lo spettro della “cassa” mette in allerta la politica

Il vicepresidente della Regione, Paparelli: verificare il rispetto dell’accordo di programma del 2014. Grimani: dall’azienda accelerazione immotivata e incomprensibile

Gli allarmi che da settimane rimbalzano dai sindacati ai lavoratori, adesso arrivano sui tavoli della politica.
“È necessario che si dia seguito alle previsioni dell’accordo del 2014 con un piano industriale in grado di rilanciare marchi, produzione e presenza sul mercato delle acque minerali”, dice il vicepresidente della giunta regionale, Fabio Paparelli, in merito alla situazione che si sta sviluppando alla Sangemini. Gli fa eco il sindaco del borgo Ternano, e senatore del Partito democratico, Leonardo Grimani, giudicando “immotivata e incomprensibile” l’accelerazione dell’azienda che ha cominciato a ventilare l’ipotesi di attivare la cassa integrazione per una parte dei lavoratori.

Non c’è ancora nulla di ufficiale, ma appare piuttosto concreta la possibilità che nelle prossime settimane il management di Acque minerali d’Italia, proprietario dello storico marchio umbro, possa annunciare a sindacati e lavoratori la volontà di ridimensionare la produzione nello stabilimento di San Gemini, concentrando le forze proprio sul marchio principale e limitando l’impegno su Fabia, Grazia e Amerino. Questo, in termini di occupazione, significherebbe “sacrificare” una trentina di lavoratori per i quali verrebbe richiesta l’attivazione degli ammortizzatori sociali.

Lo "strano" caso delle acque minerali in Umbria

Ipotesi che però, col passare delle ore, sembrano acquisire concretezza. Ipotesi che fanno esprimere “preoccupazione” a Paparelli. “La Regione - dice il vicepresidente di Palazzo Donini - in quanto sottoscrittrice dell’accordo del 2014 (quello che portò all’avvicendamento nella proprietà tra la famiglia Rizzo-Bottiglieri e la famiglia Pessina e dunque mise Sangemini nella galassia Norda, ndr) e autorità competente per la concessione dello sfruttamento delle acque ha, attraverso il tavolo regionale, svolto una puntuale attività di monitoraggio rispetto ai contenuti dell’accordo. In questo senso ed in continuità con il lavoro svolto, sarà convocato nei prossimi giorni un incontro con tutte le parti interessate al fine di avere certezze circa gli impegni assunti dalla proprietà quale condizione necessaria a garantire continuità produttiva, valorizzazione dei marchi e sviluppo occupazionale”.

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Ipotesi cassa integrazione, lavoratori in stato di agitazione

Sulla vertenza Sangemini interviene anche Grimani, primo cittadino e parlamentare, ribadendo che “ora più che mai è necessario che il tema della Sangemini Acque torni al centro della nostra discussione. L’accelerazione degli ultimi giorni impressa dal management del gruppo sulla cassa integrazione – dice il sindaco che nei giorni scorsi è stato protagonista di una polemica a distanza con il primo cittadino di Terni, Leonardo Latini - appare immotivata, incomprensibile ed inattesa. Urge che ci sia un dovuto chiarimento sulle intenzioni della proprietà in relazione al piano industriale del quale siamo tutti in attesa. Proporre la cassa integrazione senza un’idea di sviluppo che dia seguito agli impegni assunti sulla valorizzazione dei marchi è una scorciatoia che ci preoccupa. Bene ha fatto l’assessore regionale allo sviluppo economico ad intervenire e a convocare le parti”.

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