Il presepe scomparso di Collescipoli, un raro bene artistico venduto per dodici scudi

L'evento promosso dal centro studi Storici e le associazioni Tempus Vitae e Istess, con la partecipazione di Domenico Cianfi, Beatrice Botondi, Ilaria Bonanni e Cristina Sabina

presepe

La tradizione dei presepi a Terni – Il presepe scomparso di Collescipoli - è stato il tema dell’evento promosso dal centro studi Storici e le associazioni Tempus Vitae e Istess, con la partecipazione di Domenico Cianfi, presidente del centro studi storici Terni, Beatrice Botondi, di TerniInPresepe associazione promozione sociale Tempus Vitae, Ilaria Bonanni presidente associazione promozione sociale Tempus Vitae e Cristina Sabina autrice del saggio sul presepe di Collescipoli. Cristina Sabina, laureata in lettere con una tesi in antropogeografia, attenta studiosa di argomenti inerenti la geografia storica e la storia economica del territorio, con particolare attenzione all’ambito di Collescipoli, ha ricostruito quanto accaduto intorno alla fine del 1600. Nella chiesa di Santa Maria Maggiore il canonico don Marco Antonio Pizzuti allestiva un presepio mobile che si estendeva su oltre metà chiesa, scrive Cristina Sabina, in “Ms memoria storica”, la rivista del centro studi storici di Terni. Accoglieva 170 “pupazzi” alti mediamente circa 60 centimetri, con teste fatte di carta pesta o di peso (di terracotta o di gesso) volti pitturati, con anima interna del tronco, delle braccia e delle gambe di ferro filato, mani e scarpe di legno. I manichini indossavano in gran parte abiti di lana, 40 erano vestiti di seta e ben guarniti, 12 i soldati dotati di armi, 10 i cacciatori con archibugi, e molti i suonatori con i loro strumenti particolari. I “putti”, di minore dimensione, erano tutti di legno. Meccanismi a corda azionavano la movimentazione e l’acustica di alcune scene. Gli indumenti confezionati su misura secondo la foggia dell’epoca da sarti e ricamatori, con ricercato tessuto brillante di seta e guarnizioni dorate o argentate per i personaggi più importanti, con lana per quelli appartenenti alle classi più semplici. Il 10 dicembre 1692, il raro e fastoso bene artistico che sollecitava la formazione e l’intrattenimento, l’immaginazione e la spiritualità della cittadinanza, i 170 figuranti furono inviati a scopo di vendita al pittore Tommaso Cardini in Roma. Si realizzarono soltanto 12 scudi, e questi ne trattenne per sé 4 relativi ad un’ultima rata dovutagli per l’esecuzione della volta della collegiata Santa Maria Maggiore. All’evento, al Cenacolo San Marco, in via del Leone, presenti il vice sindaco Andrea Giuli, Stefania Parisi presidente dell’Istess, e un numeroso pubblico.

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