Sabato, 18 Settembre 2021
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L’Inferno di Dante, ultimo girone a Spoleto: lo spettacolo di Riccardo Leonelli

Domenica 12 settembre al Teatro Romano il kolossal diretto e interpretato dall’artista ternano, dopo il debutto al parco archeologico di Carsulae

Dimenticate la Lectura Dantis. La Commedia che torna domenica 12 settembre al Teatro Romano di Spoleto, dopo il trionfale debutto al parco archeologico di Carsulae, non ha niente a che fare con il fine dicitore che dà lettura delle cantiche del Sommo Poeta di fronte ad una composta platea. No, il kolossal diretto e interpretato da Riccardo Leonelli con un cast tutto di stelle, è un vero e proprio viaggio dentro l’Inferno: un concerto di arti che sposa teatro, musica, danza e paesaggio, capace di restituire al capolavoro di Dante Alighieri tutta la sua spettacolarità, la sensualità, la poesia, ma anche l’orrore.

Un Inferno magniloquente fatto di interpretazioni intense, scenari suggestivi ed effetti speciali in cui lo spettatore viene letteralmente preso per mano per seguire il Poeta e Virgilio attraverso i vari gironi, con le tante anime che si aggirano tra le rovine uscendo dalle rime impolverate per prendere una forma di carne, sangue e disperata passione.

Se a Leonelli – reduce dalla fiction La fuggitiva con Vittoria Puccini e dalla nomina a direttore artistico del Terni Film Festival – non manca di certo lo sguardo smarrito dell’uomo che attraversa il male, ad accompagnarlo in questo viaggio catartico c’è tutto il meglio della scena artistica contemporanea ternana.

A vestire i panni di Virgilio è l’immancabile Damiano Angelucci, ex allievo e ora braccio destro di Leonelli (e paradossalmente, il ventiduenne attore romano si trova qui nel ruolo del Maestro e il suo maestro quarantenne in quelli del discepolo), mentre l’instancabile Stefano de Majo, istrione capace di passare in poche ore da Francesco d’Assisi a Rino Gaetano, dagli antichi Naharki a Caravaggio (oggi, per dire, alle 17 porta la sua Fiaba delle api alla Cascata delle Marmore e alle 21 il recital su Sergio Endrigo a Piediluco, mentre a luglio è stato in grado di organizzare un intero festival con spettacoli da lui stesso interpretati) ci regala due maestose interpretazioni di Ulisse e del Diavolo.

Tra le scene più impressionanti c’è senza dubbio quella in cui rivive di fronte ai nostri occhi l’orribile storia del Conte Ugolino, che – rinchiuso in una torre – avrebbe divorato i cadaveri dei suoi bambini e ora per l’eternità rode la testa del suo carnefice. La cosa curiosa è che pur essendo Ugolino contemporaneo di Dante, la sua leggenda è totalmente infondata, visto anche che quando è morto era vecchissimo e i suoi figli – chiusi con lui nella torre – avevano più di cinquant’anni, mentre i nipoti erano giovanotti nel pieno delle forze.

A dispetto della realtà storica, però, la resa teatrale del XXXIII canto è tanto credibile da suscitare quasi orrore nello spettatore, anche grazie all’interpretazione di Germano Rubbi, attore, regista e autore reduce dal successo dello spettacolo su Federico Fellini e da un’altra rilettura della Commedia a cui ha preso parte proprio Leonelli.

Un altro pezzo da Novanta del teatro ternano è Cecilia Di Giuli, che dà volto e voce a Francesca. Fresca Antigone (con un monologo andato in scena anch’esso a Carsulae) e pronta a tornare in televisione nella serie Un professore di Alessandro D’Alatri, succede nel ruolo a Maria Vittoria Cozzella, anche lei volto noto della Rai grazie alla serie Il paradiso delle signore.

A completare il cast il musicista Emanuele Cordeschi (un impressionante Minosse) e un gruppo di giovanissimi e talentuosissimi allievi dello stesso Leonelli: Ilaria Arcangeli, Agnese Laudizi, Camilla Cancellaro, Alessandro Pieramati, Lorenzo Quondam e Nicola Vantaggi, i cui ruoli restano impressi nel cuore con interpretazioni in stato di grazia coadiuvate da una regia sapiente e un trucco davvero impressionante.

A regalare ancora più magia allo spettacolo ci sono poi le coreografie di un altra grande eccellenza del nostro territorio come Romana Sciarretta, interpretate dalle danzatrici aretine Sofia Bottino, Aurora Di Antoni, Caterina Piazzoli, Eleonora Semeraro, Costanza Gozzi e la ternana Mia Venezi. Rispetto alla versione di Carsulae a Spoleto si aggiunge poi la performance del coreografo e ballerino Tiziano Di Muzio con la stessa Romana Sciarretta.

I costumi, al tempo stesso filologici e postmoderni sono stati realizzati da Marinella Pericolini, mentre dietro l’apparizione demoniaca finale – un suggestivo e felicissimo incontro tra teatro, danza ed effetti speciali – c’è lo zampino di Paolo Leonelli, padre di Riccardo e tra i più importanti architetti della regione (suo, per fare un esempio, il piazzale di San Francesco in Assisi).

L’appuntamento con Dante in Spoletium, organizzato nell’ambito del Menotti Art Festival, è per le 18 al Teatro Romano di Spoleto. I biglietti sono disponibili in tutti i punti vendita Ticket Italia, al Box 25 di Spoleto e al New Simphony di Terni.

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