Farmacie, l’eredità contesa che manda in tilt il bilancio

Ecco il documento dell'avvocatura al centro dello scontro tra l'azienda e il Comune: il fondo Falchi non poteva confluire nel patrimonio della partecipata

La partita si gioca in punta di diritto ma potrebbe valere centinaia di migliaia di euro. Soldi che si annidano tra le righe farcite di citazioni di leggi del parere che l'Avvocatura del Comune ha rilasciato sulla questione del cosiddetto fondo Falchi, l'eredità lasciata dal compositore musicale ternano in questi giorni al centro della polemica tra l'assessore al Bilancio del Comune di Terni, Fabrizio Dominici, e l'amministratore unico di FarmaciaTerni, Fausto Sciamanna. 

Per palazzo Spada, in buona sostanza, quel lascito doveva essere destinato a finalità socio-assistenziali e non poteva essere "confuso" nel patrimonio dell'azienda partecipata che nel corso degli anni ha anche cambiato forma giuridica fino a diventare una società di capitale. Insomma quello che sostiene l'assessore Dominici ma che poco c'entra con il cambio di "colore" dell'amministrazione comunale. Perché il parere dell'Avvocatura sulla natura giuridica, la destinazione e la gestione del fondo Falchi era stato chiesto dalla precedente Giunta e alla luce delle valutazioni della Direzione attività finanziarie e aziende partecipate dalle quali "sarebbe emersa una gestione del fondo non conforme alla sua destinazione". 

AGGIORNAMENTO - Farmacie, è "giallo" sul parere legale sul fondo Falchi

Per la verità, come si legge nel parere datato 11 giugno e quindi arrivato in piena tornata elettorale, nel testamento di Falchi non c'erano riferimenti a vincoli di destionazione del lascito che però si palesano - secondo l'Avvocatura dello Stato - nel momento in cui come erede universale viene nominato la Congregazione della Carità di Terni. "In virtù di tale intestazione e delle norme all'epoca vigenti i cespiti ereditati sono divenuti patrimonio pubblico destinato a finalità socio-assistenziali", finalità che poi sarebbero state trasmesse anche nel successivo passaggio all'Eca, l'Ente comunale di assistenza, e quindi - dopo la sua soppressione - al Comune di Terni. 

"Preme evidenziare - si legge ancora - che la stessa permanenza del vincolo sulla destinazione dei proventi del lascito Falchi appare sussistere anche per ragioni di mancata attività provvedimentale in capo al Comune di Terni il quale, a norma della legge regionale 25/2014 dovrebbe verificare la permanenza dei requisiti originari e valutare quali scelte adottare". Insomma, se il fondo è stato utilizzato impropriamente, sarebbe colpa anche del Comune che ora però non può più far finta di niente. E sembra quasi paradossale come lo stessa questione del lascito Falchi venga usata oggi come strumento da parte della Giunta per far chiarezza sul bilancio dell'azienda e andare presto a una vendita mentre nel recente passato sarebbe stata utilzzata dal vecchio cda proprio con l'obiettivo contrario cioè che in base a quel vincolo di utilizzo l'amministrazione non avrebbe potuto cedere le farmacie.

Nel lascito Falchi, si legge ancora,che  "seppure non è chiaro il carteggio" è costituito in parte da "somme liquide di cui si ignora l'ammontare" (1,3 milioni secondo quanto dichiarato da Dominici, niente secondo Sciamanna), da "mobili e arredi nonché dalla titolarità all'esercizio del servizio farmaceutico". "Non risultano entrati a far parte del patrimonio della partecipata l'immobile sede della omonima farmacia, gli appartamenti sovrastanti costituenti la sede degli uffici amministrativi dell'Afm".

Secondo il parere dell'avvocatura la liquidità ereditata - e vincolata - non poteva essere utilizzata per operazioni finanziarie come invece sarebbe stata impiegata. "L'utilizzo del fondo Falchi a scopo di finanziamento appare percorribile solo mediante strumenti finanziari che salvaguardino il capitale mentre la speculazione proposta, oltre che minare la sua stessa permanenza in capo al soggetto proprietario costituisce atto di disposizione extra ordinem che non risulta in linea con la finalità della proprietà pubblica e comunque da sottoporre all'assemblea mediante specifica e separata proposta di deliberazione. Così come addirittura la sua stessa diluizione nel patrimonio della srl Farmacia Terni, società di capitali, senza alcuna separazione o distinzione in ordine al vincolo patrimoniale e alla separazione degli usi, che, una volta rendicontati e trasferiti come da contratto di servizio al Comune di Terni servono al raggiungimento degli scopi di interesse pubblico, appare minarne la stessa sopravvivenza". Poiché con le recenti norme introdotte anche la farmacia è un soggetto fallibile.

In questo l'Avvocatura contrasta anche un parere dei revisori dei conti "che appare pedissequamente aderente" a un parere legale fatto fare dal precedente cda sul lascito Falchi. "Contrariamente a quanto scrivono sussistono evidenti ragioni giuridiche per continuare a tenere distinti negli atti societari e nei bilanci la presenza, la consistenza e i frutti del fondo Falchi e a una migliore evasione dell'obbligo di informazione nelle comunicazioni sociali in maniera da non trarre in inganno i creditori della società in ordine alla consistenza del patrimonio utilmente 'aggredibile' in caso di insolvenza".

La questione dell'eredità - e non solo - come ha detto l'assessore Dominici pesa come un macigno sull'approvazione del bilancio delle farmacie comunali da parte del Comune e lo scontro che si è aperto tra palazzo Spada e l'azienda potrebbe presto portare anche alla sostituzione dell'amministratore unico Sciamanna, nominato soltanto qualche mese fa dalla precedente Giunta, con un effetto domino che potrebbe interessare tutte le partecipate. 

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