Nemmeno è iniziato il congresso regionale del Pd e già volano stracci fra i candidati alla segreteria

I tre candidati alla segreteria regionale del partito, Francesco De Rebotti, Massimiliano Presciutti e Alessandro Torrini accusano il "quarto incomodo", Tommaso Bori, di strumentalizzare il simbolo del partito per la sua "campagna elettorale" e lo deferiscono alla commissione garanzia del partito.

Mancano ancora 24 ore alla presentazione delle 250 firme per ciasun candidato alla poltrona regionale da registrare entro le 18.00 di lunedì 28 settembre, che già volano stracci fra i candidati in casa Pd. O meglio, sembra si sia innescata una partita a 3 contro 1.

Da una parte Francesco De Rebotti, Massimiliano Presciutti e Alessandro Torrini, dall'altra il consigliere regionale e capogruppo del Pd in regione, Tommaso Bori che, secondo i primi tre, ha fatto un "gioco di mano" quanto meno poco trasparente nell'aver mascherato il lancio della sua candidatura alla poltrona regionale - avvenuto nel pomeriggio di sabato 26 settembre a Foligno - da un "qualsiasi" evento di partito targato Pd.

Locandina_evento_Bori-2I fatti

Tutto è nato dalla pubblicazione di una locandina sulla pagina Facebook del consigliere regionale che annunciava l'evento con annesso "patrocinio" del Pd Umbro. Un messaggio fuorviante oltre che inadeguato secondo gli altri candidati, tanto da indurli a presentare tre esposti alla commissione nazionale di garanzia del partito e alla commissione del congresso regionale del Pd contro il giovane consigliere regionale.

Una accusa che, come riportato dal Corriere dell'Umbria, ha già trovato un responso da parte della commissione di garanzia che, in sostanza, ha accolto i mal di pancia dei tre candidati dem, con una reprimenda e censura per la pubblicazione di Bori. Il motivo è chiaro e riprende le motivazioni addotte dai tre. Si fa riferimento alla natura ingannevole della locandina che ha "violato i principi di trasparenza e correttezza tanto più necessari in periodo congressuale in cui i candidati devono essere posti nelle condizioni di pari opportunità”.

Secondo i commissari garanti, il poster riporta il simbolo del Pd senza che ci sia stata una previa autorizzazione da parte della struttura di partito competente. Nel caso di specie, avrebbe dovuto essere compito dell'attuale commissario del partito umbro, Walter Verini, concedere o meno l'uso del logo. 

Ma c'è un altro punto: il comitato che propone la candidatura di Bori non viene apertamente esplicitato in quanto tale nella locandina, ma sottointeso vagamente nel titolo dell'iniziativa. Un atteggiamento assolutamente non permesso dai regolamenti del partito. La stessa presidente dei garanti, Maria Pia Bruscolotti, richiama tutti i partecipanti ai lavori dei congressi regionali ad attenersi strettamente alle regole e a rimuovere, se non autorizzato, il simbolo del Pd da ogni contenuto pubblicistico e promozionale. Solo una volta ufficializzate le candidature alla poltrona regionale, sarà possibile usare il logo sempre con correttezza e seguendo il codice etico.

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Morale della favola, lo staff del consigliere Bori ha rimosso il logo dalle locandine ma la miccia resta accesa. E siamo ancor prima dell'inizio della bagarre. 

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