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“Nominopoli”, Virginio “Tafazzi” Caparvi spara ai Fratelli (d’Italia) e spezza l’asse del Carroccio

IL PUNTO | Il partito di Meloni in pressing sulla giunta regionale, il segretario della Lega accusa: filogovernativi solo quando si tratta di incassare nomine. Ma poi fa marcia indietro e accusa le opposizioni

Tafazzi è un personaggio ideato da Carlo Turati e interpretato da Giacomo Poretti, componente del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, la cui caratteristica principale è il masochismo”. Wikipedia non è la Treccani, ma per una volta ci accontenteremo. Anche perché la definizione ci appare sufficientemente adeguata per descrivere ciò che nelle ultimissime ore è accaduto nel perimetro del centrodestra. E in casa della Lega Umbria.

Riassumendo: lunedì pomeriggio, lo stato maggiore di Fratelli d’Italia in Umbria annuncia che all’indomani – in occasione del consiglio regionale – sarebbe stata presentata una proposta di risoluzione, articolata in dieci punti, con i quali si sarebbe chiesto un “cambio di passo” alla giunta regionale, soprattutto in materia di sanità. “Il nostro senso di responsabilità”, dicevano tra le altre cose il senatore Franco Zaffini, l’onorevole Emanuele Prisco e i consiglieri regionali Marco Squarta (presidente dell’assemblea di Palazzo Cesaroni) ed Eleonora Pace, “non significa subalternità”.

La nota faceva seguito ad un comunicato al vetriolo diffuso dallo stesso Zaffini, numero uno del partito di Giorgia Meloni in Umbria, e ad una nota con cui Squarta e Pace rintuzzavano ancora la maggioranza di centrodestra in sella a Palazzo Donini.

Chi ha seguito i lavori del consiglio regionale, ha probabilmente notato alcuni passaggi della relazione sullo stato dell’emergenza sanitaria in cui la presidente della Regione, Donatella Tesei, richiamava alla “coralità” e al “senso di responsabilità”, dirigendo lo sguardo – proprio in quei frangenti – verso i banchi di Fd’I.

Segue presentazione della risoluzione e votazione – all’unanimità – del documento, seppur emendato in alcuni punti, proposto dai meloniani.

Poteva finire qui. E invece. Alle 18.30 del 12 febbraio – cioè poco dopo la votazione in consiglio regionale – il segretario regionale della Lega Umbria, onorevole Virginio Caparvi, invia alla stampa una nota infuocata. L’inizio dice già molto:

Dopo l’ennesimo zelante comunicato stampa di Fd’I non possiamo che prendere atto di una bizzarra consuetudine che vede una forza di maggioranza preferire la stampa al dibattito interno. Tutto ciò in barba al “proverbiale senso di responsabilità” che i patrioti nostrani predicano ma non praticano.

Ma il bello deve ancora venire, perché qualche riga più avanti, Caparvi spara a zero, sottolineando che “gli stessi esponenti (di FdI, ndr) oggi critici con la maggioranza di cui fanno parte, sono stati convintamente filogovernativi nel momento in cui si dovevano decidere le nomine politiche nei vari centri di comando delle partecipate regionali”.

Nomi, cognomi, incarichi, rapporti di parentela. Caparvi non lesina dettagli, lasciando intendere a chi legge che quelle persone si trovino a ricoprire quell’incarico semplicemente perché in quota FdI o perché “mogli di…”.

E infatti, il giorno dopo, i consiglieri regionali di opposizione non fanno altro che copiare e incollare il testo vergato da Caparvi, aggiungendo appena lo sforzo di trovare al comunicato stampa un titolo accattivante. Nasce “Nominopoli”, forse per “vendicarsi” della “concorsopoli” di cui oggi si attendono gli esiti processuali. “La Lega in Umbria – dice l’opposizione approfittando di questo assist - sbugiarda se stessa e se ne infischia dei cittadini”.

Ovviamente, la posizione dell’opposizione non fa altro che infiammare una questione già incandescente. Perché la nota di Caparvi non è passata inosservata ai piani alti di Palazzo Donini, dove sembra che si sia cercato di comporre un testo che, pur senza rimestare qualcosa che già di suo non profuma tantissimo, potesse rimettere le cose un po’ in ordine. Una nota della presidenza sarebbe stata però – probabilmente – eccessiva. E dunque, ecco la soluzione. Caparvi fa una mezza marcia indietro e precisa: “Con la Tesei massima trasparenza nelle nomine”.

“La presidente Donatella Tesei, in totale autonomia – ci tiene a ribadire Caparvi - ha sempre assicurato la massima trasparenza nelle nomine, seguendo procedure e iter secondo legge e optando per curricula di alto livello”.

Ossia, quello che è stato scritto dallo stesso segretario del Carroccio solo poche ore prima non è più vero. “Rispediamo al mittente la strumentalizzazione della sinistra e ogni accusa da loro mossa”, anche se in realtà, la strumentalizzazione aveva altra firma rispetto a quella delle opposizioni. Ma tant’è.

Con Caparvi che infine ci tiene a ribadire: “Al netto dell’eventuale appartenenza ad aree politiche, con la Tesei sono state nominate persone il cui curriculum è indiscutibile e di assoluto valore, in netta discontinuità con chi in passato sovente nominava persone non adatte al ruolo”.

Forse è il caso di aggiornare la definizione di “Tafazzi” su wikipedia.

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