Sabato, 18 Settembre 2021
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Lotta al randagismo, Fiorini mette nel mirino Fratelli d’Italia: chi ha in affido un cane randagio non può diventarne proprietario

Terni, i dubbi del consigliere comunale di Forza Centro: cosa si nasconde dietro la proposta di modifica di Fd’I, la non conoscenza oppure le famose adozioni internazionali vietate dalla legge regionale umbra?

“Cosa si nasconde dietro la proposta di modifica di Fd’I, la non conoscenza oppure le famose adozioni internazionali vietate dalla legge regionale umbra?”.

A porsi la domanda è il consigliere comunale di Forza Centro, Emanuele Fiorini, che mette nel mirino “l’atto presentato dal gruppo consigliare di Fratelli di Italia che vorrebbe applicare diverse modifiche al regolamento comunale su Tutela e difesa degli animali per favorire il miglior rapporto uomo-animale-ambiente, trasformando automaticamente l’affido di un cane randagio in adozione con l’attribuzione dello status di proprietario dell’animale al detentore”.

“Gli istituti dell’affido e dell‘adozione di un cane randagio – rileva Fiorini - sono regolamentati dall’articolo 219 bis delle legge regionale 11/2015 e successive modifiche ed integrazioni dove il legislatore li ha sempre individuati e regolamentati ben distintamente. Infatti, viene stabilito che l’affido temporaneo di un cane rinvenuto randagio è l’alternativa al ricovero al canile sanitario ed è disposto dal servizio veterinario previa motivazione. Quindi, se un cittadino trova un cane randagio, dopo averlo segnalato alla polizia locale e trascorsi 60 giorni dal ritrovamento, l’animale non viene reclamato, in seguito all’accertamento del servizio veterinario del buon trattamento del cane, l’affido temporaneo diventa definitivo, ma l’affidatario non diventa il proprietario”.

In base alla legge, i cani randagi non affidati temporaneamente devono essere ricoverati al canile sanitario dove entro 60 giorni devono ricevere le prestazioni sanitarie di primo livello, compresa la sterilizzazione, che sono erogate esclusivamente dal servizio veterinario, dopodiché vengono trasferiti al canile rifugio comunale o privato convenzionato con il Comune. Dal canile rifugio, i cani sono eventualmente ceduti in adozione.

Fiorini ricorda poi che “ai sensi dell’articolo 219 bis comma 1, il sindaco è responsabile dei cani catturati sul territorio comunale, quindi qualsiasi persona che prende in affido o adozione il cane non ne diventa mai il proprietario, ma responsabile in quanto il sindaco non può concedere uno status giuridico, quello di proprietario”.

“Ad ulteriore supporto di quanto detto, va sottolineato che il legislatore non ha mai citato nella norma il concetto di proprietà di un cane randagio, perché il cane di fatto è un bene pubblico sempre mantenuto e curato a spese dei cittadini nei canili”.

“Allora – si chiede Fiorini - cosa si nasconde dietro alla pretesa di modifica del regolamento che così concederebbe il diritto di proprietà e quindi la totale disponibilità del cane affidato o adottato, da parte del gruppo di Fratelli di Italia? La non conoscenza oppure le famose adozioni internazionali vietate dalla legge regionale umbra?”.

Il consigliere di Forza Centro cita poi la circolare 33 del 12 agosto 1993 dell’allora ministro della sanità, Mariapia Garavaglia:

Continuano a pervenire segnalazioni di affidamenti di cani randagi da parte di canili comunali o intercomunali o privati convenzionati a persone che spesso si presentano sotto l’egida di associazioni protezionistiche e che invece fungerebbero da intermediari con organizzazioni straniere che nulla hanno a che vedere con la protezione animale. Si sarebbe infatti instaurato un vasto traffico di cani ma anche di gatti che, prelevati a cifre irrisorie in Italia, verrebbero dirottati e rivenduti a cifre più elevate in Germania federale, Austria e Svizzera ed anche in altri Paesi per essere destinati alla sperimentazione, vigendo in tali Paesi norme meno restrittive che in Italia.

“Invito i consiglieri comunali ad impiegare il tempo per capire se negli anni sono stati effettuati i controlli da parte della polizia municipale di Terni ai fini della prevenzione del randagismo, poiché il fenomeno del randagismo non può essere contrastato mettendo in atto delle campagne “svuota canili” che incentivano l’affido o l’adozione a chiunque”.

“Inoltre il sindaco ha dotato la polizia municipale di almeno un dispositivo di lettura di microchip? I cani che negli anni sono stati ceduti in affido immediato diretto dal servizio veterinario Usl di Terni sono ancora nelle disponibilità delle persone a cui sono stati affidati? È questo che va verificato per il benessere dell’animale: buon lavoro e buono studio”.

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