Impronte digitali, così cambia la vita degli oltre diecimila dipendenti pubblici del Ternano

Lotta ai “furbetti” del cartellino: addio al badge, c’è il regolamento per controllare entrata e uscita dagli uffici. Ecco chi dovrà sottoporsi alle “verifiche biometriche” e chi sarà esentato

Era lo scorso mese di marzo quando Marco Squarta, esponente di Fratelli d’Italia, portò all’esame del consiglio regionale una mozione che proponeva di “adottare iniziative per l’introduzione presso gli enti pubblici della Regione di un sistema di lettura di dati biometrici mediante parziale identificazione dell’impronta digitale per la rilevazione delle presenze dei dipendenti in servizio”. Con 7 “sì” (Fd’I, Lega, FI, misto ‘Fiorini per l’Umbria’, misto ‘Umbria next’) e 11 astensioni (Pd, Ser, misto Mdp, misto Rp Ic) l’atto venne bocciato da Palazzo Cesaroni. Seguirono polemiche e prese di posizione. Quattro mesi dopo, la riforma contro i “furbetti” del cartellino arriva da Roma. Nei giorni scorsi, il ministro della pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, ha annunciato di avere preparato il regolamento che introdurrà nei prossimi mesi le “verifiche biometriche” sugli orari di lavoro dei dipendenti pubblici.

Una rivoluzione epocale che toccherà, anche se non subito, i colletti bianchi del Ternano. SI tratta di circa 12mila lavoratori: ci sono gli oltre 700 dipendenti del Comune di Terni, gli oltre 1.700 dell’azienda ospedaliera “Santa Maria” di Terni e poi ancora i dipendenti della Provincia e tutti quelli delle altre amministrazioni locali, degli enti come Inps, Agenzia delle entrate, prefettura e così via.

Il regolamento è stato inviato al garante della privacy che dovrà dare l’ok definitivo. Si parla di “verifica biometrica”, perché potrebbe essere previsto anche il controllo dell’iride oltre a quello delle impronte digitali. In realtà, il sistema dovrebbe prevedere semplicemente la verifica delle impronte digitali che sarà “incrociata” con una serie di telecamere che monitoreranno gli accessi e i momenti della timbratura. I dati raccolti, per la privacy, saranno poi criptati, trasformandoli in codici alfanumerici.

La nuova misura entrerà a regime con gradualità, dalle amministrazioni più grandi – probabilmente si comincerà con quelle statali - a quelle più piccole.

Non tutti i dipendenti pubblici saranno soggetti a questo tipo di sistema. Restano esclusi ad esempio gli insegnanti, per cui fa fede il registro di classe, mentre i dirigenti scolastici dovranno “timbrare” il dito, cosa contestata dalla categoria, considerando che molti presidi gestiscono più istituti e spesso sono costretti a saltare da una scuola all’altra. Esclusi anche magistrati, avvocati e procuratori dello Stato; personale militare, delle forze di polizia di Stato, del corpo nazionale dei vigili del fuoco; personale diplomatico e prefettizio; professori e ricercatori universitari.

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Questo passaggio non lascia però indifferenti i sindacati che chiedono di “evitare di alimentare il clima di sfiducia verso il lavoro pubblico per gli sbagli di pochissimi”. La Cgil definisce i nuovi controlli “una risposta retorica e populista per nascondere una vera difficoltà di capacità politica e investimenti per cambiare davvero le pubbliche amministrazioni cui servono investimenti e risorse”.

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