Fra Elia, la Diocesi di Terni: chiediamo impressioni e valutazioni da vescovi, ecclesiastici e laici

La nota della curia sulla “figura di Cataldo Elia”: non è un religioso, ma un cristiano laico, che non ha avuto alcun riconoscimento ecclesiastico. La sua abitazione non si configura come convento e casa religiosa nel senso canonico

Cataldo Elia

Fino a qualche anno fa, l’appuntamento era quasi “canonico”. Giornali, per lo più di gossip, e trasmissioni televisive del pomeriggio, nei giorni immediatamente precedenti alla Pasqua, accendevano flash e telecamere su un ex convento a Calvi dell’Umbria per raccontare la suggestiva storia di Cataldo Elia. Per tutti, fra Elia.

Il clamore mediatico suscitato da quei resoconti faceva il paio con le migliaia di pellegrini che, ogni settimana, si accalcavano alle porte della casa che accoglieva – e accoglie tutt’ora – gli Apostoli di Dio.

Nato in Puglia nel 1962, a 28 anni durante il noviziato in un convento di Cappuccini in Lombardia, “riceve le stigmate – è spiegato nella sua biografia sul sito apostolididio.it - come certificato dall’illustre neurofisiologo professor Marco Margnelli (deceduto il 28 gennaio 2005) che lo ha seguito e controllato per molti anni, fino a tutto dicembre 2004. Poi è intervenuta la Chiesa e le relazioni eseguite dai medici inviati sono in suo possesso. Da allora, ogni anno durante il periodo pasquale, fratello Elia rivive sul suo corpo la passione del Signore (preceduta da una inedia e una mancanza di sonno assoluto di 40 giorni), dalla flagellazione alla ferita sul costato, trasudando siero e sangue profumato. Ogni venerdì dell’anno le sue piaghe si aprono facendo fuoriuscire sangue e siero e ricominciano a cicatrizzarsi dopo qualche giorno lasciando dei segni ben visibili”.

“Persuaso di fare la cosa giusta – è scritto ancora nella biografia - nel 1994 fratello Elia lasciò il convento dei Cappuccini e si stabilì nella Bergamasca dove visse fino al suo trasferimento presso l’attuale residenza, un (ex, ndr) convento francescano a Calvi dell’Umbria, avvenuto il 19 luglio 2003”.

È qui che trova accoglienza la fraternità degli Apostoli di Dio, con una loro “regola”, ed è qui che vengono accolti migliaia di pellegrini, soprattutto nei primissimi anni di permanenza a Calvi.

Un “fenomeno” che attira, naturalmente, anche l’attenzione della chiesa locale. Del caso si occupò l’ex vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia, che nel 2008 – e poi nel 2012 – diramò una nota ufficiale sulla situazione di Cataldo Elia. Nota che oggi viene ripresa dall’attuale vescovo, padre Giuseppe Piemontese, “a seguito delle numerose richieste di chiarimenti riguardo alla figura di Cataldo Elia (erroneamente detto “fra Elia”).

Ecco cosa diceva la Diocesi nel 2008.

Con la presente nota la Curia diocesana precisa quanto segue: l’ex convento San Francesco di Calvi è una struttura, attualmente ad uso di abitazione civile, nella quale dimora, come legittimo proprietario, Cataldo Elia con un piccolo gruppo di persone. Egli ha chiesto per sé e per il gruppo che lo accompagna, il paterno discernimento del vescovo diocesano Vincenzo Paglia, il quale sta seguendo con attenzione il loro cammino.

Al fine di poter raggiungere una comprensione completa e obiettiva si rende necessaria la massima prudenza e la valutazione di ogni elemento utile al discernimento. Per questo motivo, né lui né il suo gruppo hanno ancora ricevuto alcuna approvazione ecclesiastica, anche se a loro è riservata la premurosa attenzione della Chiesa, la quale è per tutti importante. In questo momento è stato richiesto a Cataldo Elia di non animare incontri di preghiera, nelle chiese parrocchiali e non parrocchiali, del territorio della Diocesi di Terni Narni Amelia.

Elia Cataldo non è un religioso, ma è un cristiano laico, che insieme al suo gruppo, non ha avuto alcun riconoscimento ecclesiastico. La sua abitazione non si configura come convento e casa religiosa nel senso canonico.

I suoi viaggi o “missioni” sono richiesti da fedeli, gruppi o parrocchie direttamente a lui con l’approvazione scritta dei rispettivi vescovi, che così si assumono ogni responsabilità circa i contenuti, le modalità della visita e i gesti e le parole di Elia Cataldo.

Il vescovo di Terni-Narni-Amelia, non promuove né incoraggia tali viaggi, ma viene solo informato da Elia Cataldo circa gli inviti e le autorizzazioni da parte dei vescovi diocesani, dove egli si reca.

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Sembra che le cose non siano cambiate molto. E così, ancora oggi sulla questione torna ad accendersi il faro della Diocesi, con il vescovo Piemontese che “gradirebbe ricevere da vescovi, ecclesiastici e laici che, organizzano o partecipano agli incontri di Elia Cataldo, impressioni e valutazioni su tali incontri”.

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