Camera di commercio, vinta un’altra battaglia contro la fusione tra Terni e Perugia

Dopo il ricorso di Pavia, il Tar del Lazio accoglie anche quello promosso dall’ente di Piazza dell’Orologio: “Rilevante la questione di legittimità”, gli atti vanno alla Corte costituzionale

La guerra potrebbe essere ancora lunga. Ma le battaglie in favore della Camera di commercio di Terni cominciano ad essere piuttosto numerose. E la fusione con Perugia sembra allontanarsi di un altro piccolo passo.

È stata pubblicata ieri, 27 marzo, l’ordinanza del Tribunale amministrativo del Lazio sul ricorso presentato dall’ente camerale di Piazza dell’Orologio contro la presidenza del consiglio dei ministri e il ministero dello Sviluppo economico per l’annullamento del decreto del Mise del 16 febbraio 2018 relativo alla “Rideterminazione delle circoscrizioni territoriali, istituzione di nuove camere di commercio e determinazioni in materia di razionalizzazione delle sedi e del personale”, ossia contro il progetto di fusione fra Terni e Perugia.

E così come era stato per il ricorso della Camera di commercio di Pavia, anche per Terni i giudici amministrativi del Lazio ritengono che sia “rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale” del provvedimento contro il quale si presenta opposizione ed hanno disposto “l’immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale”.

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“Come già avevo dichiarato e facilmente previsto nei giorni scorsi in riferimento alla positiva sentenza per Pavia, il Tar del Lazio ha accolto il ricorso specifico della Camera di commercio di Terni. Ora – commenta Sandro Corsi, membro della giunta camerale per il settore della cooperazione - tutto è di nuovo possibile con la giusta trasmissione alla Corte costituzionale, al presidente del consiglio dei ministri, della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Esprimo una grande soddisfazione ed un sincero ringraziamento alle migliaia di cittadini ternani che, attraverso il comitato, hanno sostenuto la battaglia contro la soppressione della Camera di commercio di Terni e la sempre più progressiva spoliazione dei centri decisionali nella nostra città e provincia, allargandone il solco di impoverimento occupazionale ed imprenditoriale. Parimenti dobbiamo essere riconoscenti a quanti nel consiglio camerale e giunta si sono battuti votando da subito contro l’accorpamento con Perugia”.

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