Telfer, l'appello della studiosa: "Mettetela al sicuro al più presto, ma non distruggetela"

Mentre Francesca Santarella, ex consigliere comunale di Ravenna, espone la sua richiesta ad amministrazione e Regione, il consigliere Ricci rivolge un'interrogazione alla Giunta di Palazzo Donini: "Quali azioni saranno attivate per salvaguardare la struttura?"

Mentre si cerca di trovare una soluzione per la viabilità nel tratto di Valnerina chiusa per la rimozione della Telfer, dopo le lamentele dei sindaci della Valnerina, iniziano ad arrivare le prime lamentele da fuori regione sulla rimozione della passerella industriale. Non è infatti solo il Centro studi Malfatti a pregare la giunta di restaurare il manufatto, magari trovando qualche sponsor, ma anche Francesca Santarella, studiosa di cultura industriale ed ex consigliere comunale di Ravenna.

"Leggo sulle cronache nazionali - scrive la studiosa - della prevista distruzione della passerella Telfer, uno dei manufatti più significativi dell’ex Elettrochimico di Papigno, sito del patrimonio industriale tra i più importanti al mondo per straordinarietà degli impianti e delle strutture, riconosciuta anche dall’UNESCO , e per la bellezza assoluta del luogo che lo ospita, nei pressi della Cascata delle Marmore. Come studiosa di cultura industriale non posso che esprimere il mio sdegno per questa operazione che va contro il patrimonio storico, culturale, architettonico ed ambientale italiano e priva l’Umbria di una potenziale risorsa economica e turistica".

Ciò che auspica Santarella sarebbe una messa in sicurezza "intelligente". "Mettere in sicurezza senza distruggere. Esistono tante metodologie, economiche e veloci, per preservare l’incolumità dei cittadini e porre rapidamente in sicurezza il manufatto senza procedere alla sua distruzione, eventualmente programmando il restauro in tempi successivi. Lo 'smontaggio' rappresenta lo sbrigativo pretesto per distruggere definitivamente tutto, magazzino della calciocianamide su cui poggia la passerella compreso. I costi per smantellamento, trasporto, 'restauro' in altro luogo, nuovo trasporto ed ipotetico rimontaggio della Telfer sono follie che nessuna amministrazione di nessun livello mai affronterà. Viene da chiedersi se chi propone simili operazioni sia consapevole di quanto sta raccontando ai cittadini".

Gli Esempi

"Gli esempi in tal senso - continua la studiosa - in Italia sono infiniti: come cittadina ravennate cito solo la nostra torre civica medioevale, 'capitozzata' per – veri o presunti – problemi di sicurezza quasi vent’anni fa con l'autorizzazione concessa dal Ministero solo dopo aver fatto sottoscrivere l’obbligo di rimontaggio a consolidamento avvenuto, e ovviamente mai ripristinata. In tempi recenti (2015) la stessa cosa è accaduta all’ultima gru di banchina – tutelata dagli strumenti urbanistici – della dismessa Darsena portuale, sempre a Ravenna. Rimozione urgente in un weekend di luglio, con perizie quantomeno discutibili e sommarie su cui si è aperta anche un’indagine, e senza nemmeno un disegno tecnico di rilevo, distruzione di molte parti della struttura con fiamma ossidrica per poterla rimuovere, trasporto dei moncherini superstiti altrove, infine, l’immancabile concorso di idee, pagato con soldi pubblici, per il 'rimontaggio'".

"E oggi? Gru persa per sempre, spreco ingiustificato di denari pubblici, costi lievitati, presa in giro dei cittadini ed immagine della darsena portuale da riqualificare compromessa definitivamente. Quarantamila gli euro finora spesi, e ottocentomila quelli previsti per il progetto impossibile di rimontaggio e 'recupero'".

"Patrimonio prezioso"

E continua ancora: "Attenzione al risparmio di risorse e di materie prime, gestione oculata dei denari pubblici, riuso, valorizzazione culturale e turistica sostenibile, conservazione dell’identità dei luoghi sono temi che caratterizzano un approccio nuovo alla gestione della cosa pubblica e non possono restare inascoltati. Specialmente per l’Umbria e per il suo ricchissimo e preziosissimo patrimonio invidiato da tutto il mondo. La passerella, con la sua vista sulla Valnerina e sul complesso industriale di Papigno, costituirebbe il punto più spettacolare del recupero. Penso al restauro degli ex Mulini MMM a Torre del Greco, ad esempio".

L'appello della studiosa

"Lancio un appello all’Amministrazione comunale di Terni, alla Regione Umbria ed agli organi di tutela coinvolti, nella speranza che decidano di mettere in sicurezza al più presto il sito senza distruggerlo e di non privare i cittadini di questa opportunità. La Telfer rappresenta un unicum dell’archeologia industriale italiana e la sua perdita rappresenterebbe un danno irreversibile".

L'interrogazione 

Intanto il consigliere Claudio Ricci (misto-Rc/Ic) è intervenuto in merito alla passerella, presentando un'interrogazione alla Giunta regionale. “La passerella Telfer di Terni rappresenta un elemento di archeologia industriale da valorizzare, evitando
smontaggi, come previsto dalla legge regionale del 2013”, ha detto. È passato poi a spiegare che "i media nazionali si sono occupati del previsto 'smontaggio', declinabile in distruzione, dell’infrastruttura".

Annunciando l'interrogazione ha sottolineato: "La legge regionale n. ‘5/2013’ sulla valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale tutela anche la passerella Telfer sin anche per la vista paesaggistica che determina sulla
Valnerina.

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Nell’atto ispettivo Ricci chiede quale sia la situazione “dello smontaggio della passerella Telfer e quali azioni, nel
quadro della legge ‘5/2013’, saranno attivate per salvaguardare la struttura con opere di restauro e valorizzazione, evitando lo smontaggio”.
 

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