Passa la delibera "salva farmacie", asse centrodestra-M5S in Consiglio

Dopo lo scontro in commissione, un emendamento comune all'atto della Giunta dà il via libera al documento che stoppa la vendita della società

La farmacia comunale di corso Tacito

Prima la lite poi la pace dal colore gialloverde. E così passa in consiglio comunale anche con i voti dell'opposizione a 5 Stelle, oltre a quelli compatti della maggioranza di centrodestra, la delibera "salva farmacie" proposta dalla Giunta Latini che stoppa la vendita della società. Dopo lo scontro in commissione e le successive polemiche politiche, a riportare il M5S vicino agli obiettivi dichiarati dall'assessore alle Partecipate, Fabrizio Dominici, è stato un emendamento comune tra grillini e centrodestra che modificando il dispositivo della delibera ora "esclude la cessione fino a un nuovo pronunciamento del consiglio comunale".

E' l'ulteriore sottolineatura che volevano i pentastellati per mettersi al riparo dalle conseguenze della legge Madìa, e quindi della messa in liquidazione forzata delle farmacie, è la concessione della maggioranza che ha voluto dimostrare la reale volontà di non dismettere la società. Almeno per il momento poiché le farmacie nei prossimi anni - quattro secondo le intenzioni dell'amministrazione - saranno messe alla prova della "riorganizzazione, ristrutturazione e gestione manageriale" che dovrà dire se la società sarà in grado di produrre utili importanti. "Ogni valutazione sarà fatta nell'interesse dei cittadini", ha detto il sindaco Leonardo Latini evidenziando come la delibera predisposta dalla Giunta "rimuove la situazione di ambiguità" che si era venuta a creare con le scelte effettuate dalla precedente amministrazione. 

Ma perché con la vecchia Giunta le farmacie non erano un "servizio di interesse generale" ed erano finite tra le società partecipate da dismettere mentre con la nuova ora lo sono diventate? A spiegarlo al Consiglio, delegata dall'assessore Dominici assente, è stata la funzionaria delle attività finanziarie Stefania Finocchio, tra le proteste di Orsini (Pd) e Gentiletti (Senso civico): "Inaccettabile che un funzionario presenti un atto dalla valenza politica, una mancanza di rispetto all'aula". In sostanza la funzionaria ha spiegato come con la Giunta Di Girolamo le farmacie fossero state ritenute sì un servizio di interesse generale ma non con fini istituzionali perchè già inserite nel piano di riequilibrio che era stato presentato per evitare il dissesto. Piano che poi, come si sa, non venne approvato aprendo al dissesto e al successivo commissariamento. "Abbiamo fatto uno studio più approfondito - ha detto la Finocchio - e il servizio della vendita del farmaco è proprio del Sistema sanitario nazionale che non lo svolge direttamente ma assegnandolo ai privati o ai Comuni. Per la legge di trasmissione dunque diviene un servizio istituzionale dell'ente pubblico". 

Alla fine la delibera emendata è stata approvata con 25 voti favorevoli (Lega, Fi, Fdi, Terni Civica, Cinque Stelle) e 4 astenuti (Pd e Senso Civico). Bocciato l'emendamento proposto da Gentiletti (Senso civico) che aveva proposto l'annullamento della delibera con la quale la precedente amministrazione aveva avviato le procedure di vendita mossa che però avrebbe invalidato anche i provvedimenti per le altre società partecipate. Contro il voto favorevole dei 5 Stelle - "un triplo salto all'indietro rispetto alla delibera che avevano proposto" - si è scagliato il Pd. "Non ci interessa la politica politicante ma il bene dei cittadini - la replica del grillino Thomas De Luca - e ora questa delibera dice che senza un ulteriore pronuncia del consiglio comunale non ci sarà la vendita delle farmacie". 

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Rivendica il lavoro di "diplomazia" il consigliere della Lega e presidente della terza commissione, Leonardo Bordoni. "Il lavoro svolto dalla Lega 'in punta di fioretto' - dice - per coniugare posizioni distanti ed elaborare il testo di un emendamento che ha trovato l’accordo di quasi tutte le forze politiche, è stato premiato. Ringrazio i colleghi della maggioranza e quelli del M5S per aver accettato, senza chiedere di modificare il testo elaborato, un dialogo che ha portato a risolvere un'annosa vicenda che correva il rischio di risolversi in un notevole pregiudizio per i cittadini ternani. Per testimoniare lo spirito corale dell’emendamento, ho richiesto ai membri della mia commissione di firmarlo come co-proponenti".

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