Acea torna alla carica per bruciare i rifiuti, stop dal Comune

La società romana ha depositato il progetto per poter incenerire 30mila tonnellate all'anno di scarti della raccolta differenziata, il sindaco Latini: "Ritiri l'istanza di Via". Il comitato No inc prepara la protesta

L'inceneritore di Acea a Terni

Acea torna alla carica per bruciare rifiuti nell'inceneritore di Maratta. Trentamila tonnellate all'anno principalmente di scarti della raccolta differenziata da termovalorizzare nell'impianto ternano che oggi accoglie soltanto pulper di cartiera per una quantità complessiva di 100mila tonnellate annue. La multiutility romana, chiusa la fase di Aia, ha ora presentato istanza di Via in Regione depositando il progetto definitivo. Ma dal Comune di Terni arriva lo stop. "Ritiri l'istanza", tuona il sindaco Leonardo Latini.

Il progetto

Il progetto di Acea è quello dell'ottobre 2014 che già all'epoca provocò polemiche e levate di scudi da parte delle associazioni ambientaliste. Anche il Comune, allora nella fase di Aia in Provincia, depositò in conferenza dei servizi un parere contrario per gli effetti che avrebbe avuto dal punto di vista ambientale sulla situazione già compromessa della Conca. Ma dal punto di vista tecnico il progetto ha ottenuto il via libera nel dicembre scorso dalla conferenza dei servizi Aia-Via e ora ha depositato i documenti definitivi pubblicando un avviso di modifica degli elaborati del progetto relativi all'"Estensione delle tipologie di rifiuti non pericolosi da avviare a recupero energetico".

"Il progetto - scrive Acea - consentirà di valorizzare energicamente gli scarti prodotti dalle operazioni di selezione della raccolta differenziata per un quantitativo massimo di 30mila tonnellate all'anno, con particolare riferimento ai flussi provenienti dai siti di recupero di materia prossimi all'impianto di termovalorizzazione con una proporzionale riduzione del traffico veicolare di media e lunga percorrenza. Ai sensi del piano regionale dei rifiuti sarà verificato l'interesse di Auri in merito alla possibilità di destinare a recupero energetico presso il nostro sito flussi derivanti dal sitema di gestione dei rifiuti urbani prodotti in ambito regionale fino a 30mila tonnellate l'anno con attivazione dei meccanismi di mitigazione ambientale e di compensazione in termini di indennità di disagio ambientale in favore del Comune sede d'impianto".

Insomma se arriveranno i rifiuti della regione il Comune di Terni ne beneficerebbe in termini economici, il rischio di cui hanno sempre parlato le associazioni ambientaliste è quello che a Maratta arrivino i rifiuti della Capitale.  "Il progetto - si legge ancora nell'avviso - consentirà di ridurre gli impatti ambientali sul territorio di riferimento e può determinare positive ricadute in termini di mancato ricorso allo smaltimento in discarica e di supporto al sistema della raccolta differenziata".

Ora ci saranno sessanta giorni per depositare le eventuali osservazioni al progetto che poi sarà discusso in conferenza dei servizi in Regione nell'ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale.   

Il Comune: "Acea ritiri l'istanza"

Da palazzo Spada tuttavia arriva subito un secco "no" al progetto di Acea. “Gli inceneritori utilizzati solo al fine di ricavare profitto economico per i proprietari, con un rilevante impatto ambientale - dicono il sindaco Latini e l'assessore all'Ambiente, Benedetta Salvati - non sono più compatibili con le esigenze del nostro Comune e con la salute dei nostri cittadini. Per questo chiediamo ad Acea di valutare la possibilità di ritirare l’istanza di Via relativa alla modifica dei codici CER dei rifiuti gestit. In caso contrario rappresenteremo la nostra posizione contraria nella procedura demandata per legge alla Regione Umbria, perché comunque dovrà essere chiaro che nessuna decisione sull’ambiente e sulla salute dei ternani dovrà e potrà essere presa contro il volere dei cittadini". 

"Per quel che riguarda la gestione dei rifiuti, vogliamo essere altrettanto chiari: il nostro programma è il seguente in ordine di priorità: riduzione, riutilizzo, riciclaggio e recupero. Lo scenario dunque non può che essere quello di una raccolta differenziata spinta nei numeri, ma anche nella qualità con l’applicazione di una tariffazione puntuale basata sul presupposto che una parte della tariffa viene calcolata sul principio che ogni cittadino paga in base a quanti rifiuti produce. Questa tariffazione incentiva i comportamenti virtuosi e rappresenta un fattore determinante nella riduzione della quantità dei rifiuti prodotti. La tariffa puntuale in aggiunta ad una incentivazione alla pratica del compostaggio domestico, alla pratica del vuoto a rendere e, viceversa, ad una penalizzazione di tutte le forme di “usa e getta”, rappresentano strumenti fondamentali per perseguire gli obiettivi che c’interessano e che peraltro sono quelli richiesti anche dalla UE. Dove c’è stata la volontà politica di percorrere questa strada i risultati non sono mancati, anche in città più grandi della nostra. Con la piena attuazione di questo tipo di gestione dei rifiuti, il quantitativo di materiali che necessita di un trattamento finale può essere ridotto in maniera drastica e gli impianti di incenerimento diventano prima marginali, poi inutili nella chiusura del ciclo".

L'opposizione all'attacco

E mentre c'è chi fa subito notare come le intenzioni dell'amministrazione comunale leghista vadano in controtendenza rispetto a quanto dichiarato qualche settimana fa dal leader del Carroccio e ministero dell'Interno, Matteo Salvini, riguardo alla necessità di avere un inceneritore in ogni provincia parlando della situazione in Campania, l'opposizione va subito all'attacco.

Al sindaco e all'assessore Salvati che si dichiarano contrari all'estensione delle tipologie di rifiuti per l'incenerimento e fingono di fare la voce grossa con Acea - dice Alessandro Gentiletti (Senso civico) - ricordo che questa amministrazione ha esteso le possibilità di incenerimento, rigettando gli emendamenti dell'opposizione in sede di presentazione del Dup. Invece di fare proclami stampa, chi governa ha il dovere di realizzare politiche concrete per promuovere l'economia circolare e per rendere non economico l'incenerimento di rifiuti. Dire non siamo d'accordo e faremo sentire la nostra voce in Regione è certamente apprezzabile ma iniziativa alquanto debole e non sufficiente. Tantomeno è credibile questa dialettica con Acea artatamente conflittuale, viste le operazioni annunciate dall'assessore Dominici sulla privatizzazione dell'acqua.

Si dice pronto alla mobilitazione il M5S che ricorda le 7mila persone scese in piazze lo scorso anno contro gli inceneritori ed evidenzia anche l'atteggiamento della multiutility romana. "In totale contrasto con gli indirizzi approvati dall’assemblea di Roma Capitale - dicono i grillini - Acea sta perseverando nella strada del nuovo iter autorizzativo. La nostra pazienza è finita, nessuno può più permettersi di fare il pesce in barile di fronte a linee politiche chiare che fanno parte del patrimonio genetico del M5S. La città prima di tutto, prima di ogni appartenenza partitica, prima della politica politicante.  L’avviso presentato da Acea è la sveglia che serviva, per ricordare che a Terni due inceneritori ci sono già, sono attivi e che bruciano i rifiuti prodotti dalle cartiere toscane. Impianti che ogni giorno continuano a irrorare polveri nell’atmosfera senza essere disturbati da alcuna ordinanza antismog. Per ricordare che la stessa Acea, a cui qualcuno vorrebbe affidare Asm e tutti gli asset strategici dei ternani, è anche proprietaria di uno dei due inceneritori. Rammentare che esiste chi continua a dare spazio all’idiozia che si possa fare la raccolta differenziata per poi bruciare meglio la monnezza. Che l’assenza volontaria della Regione Umbria sul tema dell’impiantistica per il trattamento dell’indifferenziato è la strategia per spalancare le porte ad una prossima emergenza rifiuti. Una sveglia per ricordare che, oltre puttanate che hanno monopolizzato la discussione politica delle ultime settimane, esistono i problemi reali e concreti. Non c’è spazio di mediazione, non c’è possibilità di trattativa sulla salute dei cittadini. Terni deve essere pronta ad una nuova mobilitazione generale, noi siamo pronti a sostenerla con azioni eclatanti senza precedenti". 

Il comitato No inceneritori prepara la protesta

"Dopo le dichiarazioni sull'accordo con il Comune ora Acea ha la strada spianata", commentano dal Comitato No inceneritori che sta organizzando una manifestazione di protesta per sabato 8 dicembre alle 16,30 davanti a palazzo Spada. 

FI contro l M5S: "Ora chiedano scusa"

E dopo la notizia c'è chi va a scartabellare tra i ricordi. Come il deputato di FI, Raffaele Nevi, che ricorda lo scambio di comunicati del novembre 2017 con il capogruppo del M5S in Regione, Andrea Liberati. "Parole che rilette oggi fanno un certo effetto - dice - e dalle quali tutti possono capire bene quante bugie hanno raccontato alla città i grillini. Il 20 novembre 2017 dichiarai: 'il grillino Liberati è stato completamente spiazzato dalle dichiarazioni dei tecnici di Acea che, sulla base delle domande poste dal sottoscritto, hanno chiaramente detto che non hanno intenzione di ritirare la richiesta di bruciare rifiuti urbani al posto del pulper di cartiera e che Acea non ha minimamente deciso di chiudere l'inceneritore di Terni. Quindi le profezie di Liberati affidate ad interventi stampa, da lui stesso fatti nel mese di aprile scorso circa un imminente ritiro da parte di Acea della richiesta di bruciare rifiuti e addirittura della chiusura del termovalorizzatore di Terni, sono da considerare, ad oggi, promesse non mantenute e di cui dovrà rispondere pubblicamente il Movimento Cinque Stelle'. Immediata fu la controreplica di Andrea Liberati che dichiarò: 'le mistificazioni di Raffaele Nevi emergono oggi clamorosamente: Acea si è mostrata disponibile a lavorare da subito sul piano amministrativo per superare l'attuale assetto impiantistico sia su Terni che Orvieto, come potrà dimostrare inequivocabilmente il resoconto stenografico. Quindi il sottoscritto non è affatto spiazzato, ma soddisfatto di quanto sostenuto al riguardo, specialmente considerando l'eredità affaristica ricevuta da magna pars di destra e sinistra in Umbria'. Alla luce di tutto ciò il M5S dovrebbe solo chiedere scusa alla città invece di chiamare i ternani alla mobilitazione. La mobilitazione va fatta ma contro la Raggi e il Movimento".

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Rincara la dose il presidente del consiglio comunale, Francesco Ferranti. "Vorrei ricordare a De Luca - afferma - che essendo il Comune di Roma socio di Acea  al 51% potrebbe per primo stopparlo sulla scelta che l'azienda sta facendo ovvero di seguire la strada di un nuovo iter autorizzativo. Quindi inizi a criticare il suo partito che governa Roma e non riesce a controllare l'azienda della quale sono soci di maggioranza mettendo a rischio la salute dei ternani. Esiste poi un impegno pubblico - prosegue - preso dalla governatrice dell'Umbria nel 2016 in consiglio comunale di non autorizzare l'aumento delle quantità di rifiuti da bruciare negli impianti presenti a Terni. Questo impegno non può essere valicato anche per via dei livelli di polveri registrati nell'aria che hanno imposto le restrizioni contenute nell'ordinanza antismog". 

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