Verdi, i polettiani tornano all'attacco: "Ci toccherà riavere il cinema-teatro"

In una nota esprimono dissenso per l'approvazione del 'metaprogetto'. Dito puntato contro la Soprintendenza: "Vincolo incomprensibile"

Tornano a far sentire la loro voce i seguaci del progetto Poletti per il teatro Verdi. "Dalla stampa - scrivono in una nota i polettiani - apprendiamo brutte notizie relative all’approvazione del “metaprogetto” per il teatro Verdi avvenuta a poche ore dal Natale come di solito avviene quando si deve procedere celermente su argomenti particolarmente delicati senza dibattito ed eventuali disapprovazioni.

Peccato che il “metaprogetto”, da affidare ad “esperti specialisti” che devono sottostare ad una serie di vincoli (addirittura 11) compreso specificatamente e tassativamente il richiamo alla non fattibilità della sala spettatori nella facies ottocentesca, limiti pesantemente le loro idee progettuali costringendoli alla fine a perseguire il “metaprogetto” scaturito dall’amministrazione comunale.

La Soprintendenza, che si arroga il diritto della tutela della cultura e della ratifica dell’Architettura vera, sarà costretta ancora una volta (e non è il primo ed unico esempio a Terni) ad approvare una brutta reinterpretazione del cinema-teatro senza riacquisire nemmeno i maggiori volumi del teatro storico con il ridicolo pretesto di un discutibile vincolo.

Sembra ormai che i cittadini ternani non possano che adeguarsi al volere di chi, con perspicace costanza, voglia far accettare soluzioni progettuali indegne; del resto della cultura a Terni è rimasto solo un vago ricordo sempre più affievolito dai poteri politici e senza speranze per il futuro.

Basta vedere ancora con quanta caparbietà ed autonomia ci si accinge a circondare il centro storico con altri centri commerciali (uno di questi denominato Palasport che occupa in realtà solo circa 1/3 dell’intera superficie) per capire come la vita commerciale del centro stesso sia stata fortemente compromessa.

Riteniamo strategico investire in modo ambizioso nella cultura perché in questo momento di globalizzazione la competizione non avviene più solo con le imprese ma principalmente con il territorio, perché territori attrattivi e accoglienti dotati di buone università, di lavoro qualificato e di eccellenti luoghi di ritrovo e divertimenti sono più appetibili per chi vuole studiare, lavorare e soprattutto per chi vuole investire".

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