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Domenica, 21 Aprile 2024
Cronaca

"Falsi documenti per avere i fondi covid", chiuse le indagini fra Terni e Perugia: 33 imprese sotto inchiesta

Ristoratori, aziende edili e non solo sotto la lente della guardia di finanza, le contestazioni dell’accusa: false attestazioni per accedere ai contributi a fondo perduto “Restart”. I dettagli

Trentatré indagati, per lo più di Terni e del territorio provinciale, rappresentanti di altrettante aziende che vanno da ristoranti ad attività del mondo dell’edilizia. Tutti sono finiti sotto la lente della guardia di finanza nell’ambito della maxi inchiesta che punta a fare luce su una serie di condotte ritenute illecite, messe in atto per accedere – pur senza averne i titoli – ai contributi anticovid previsti dal fondo Restart, attivato dalla Regione Umbria durante l’emergenza pandemica e che dava la possibilità di ottenere contributi, in parte a fondo perduto, destinati alle aziende fino ad un massimo di 25mila euro.

Il fascicolo è nelle mani del sostituto procuratore della Repubblica di Perugia, Mario Formisano, dopo che l’ufficio di Terni – a indagare era il sostituto Barbara Mazzullo - ha dichiarato la sua incompetenza territoriale.

Il bando Restart venne promosso all’inizio di maggio 2020 e prevedeva che, attraverso Gepafin e Artigiancassa, le “piccole e micro imprese, inclusi i professionisti e le società tra professionisti (...) costituite e operative prima del primo gennaio 2020, la cui attività” fosse “stata danneggiata dall’emergenza Covid” potessero accedere ad un finanziamento compreso tra un minimo di 5mila e un massimo di 25mila euro, di cui la metà a fondo perduto, a patto che i beneficiari avessero maturato alcuni requisiti previsti dal bando. Il bando venne pubblicato l’8 maggio del 2020, il plafond a disposizione è stato portato a 28,5 milioni di euro mentre i soggetti beneficiari sono stati 913.

Chiuse le graduatorie ed erogati i fondi, uno dei soggetti indicati da Palazzo Donini come “gestore” del bando, ossia Gepafin, ha poi presentato una denuncia alla guardia di finanza con l’obiettivo di fare chiarezza sulle domande presentate e sulla effettiva veridicità dei dati dichiarati dalle imprese in fase di istruttoria.

Tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, gli oltre trenta indagati – come detto, per lo più della provincia di Terni – hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini con la specifica delle contestazioni che vengono mosse dagli inquirenti.

In particolare, vengono contestate due ipotesi di reato, ossia il tentato delitto e la falsa attestazione finalizzata all’ottenimento di contributi. Questo perché, secondo l’accusa, gli indagati avrebbero presentato “una dichiarazione contenente la falsa attestazione, al punto 10 della domanda medesima, relativa all'assenza del requisito perdita di fatturato”. Oppure avrebbero presentato una falsa attestazione “relativa alla regolarità contributiva” pur in presenza di pendenze con Inps o Inail. Il contributo non sarebbe poi stato erogato “per i controlli operati da personale della Gepafin - come riporta l'avviso di conclusione indagini - prima dell’erogazione del finanziamento”.

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