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Giovani che fanno impresa, Terni meglio di Perugia: “Ma non è tutto oro quello che luccica”

L’Umbria del sud ha un tasso di imprenditorialità giovanile più alto rispetto al resto della regione, “record” a Orvieto. Ma questo può essere “spia della carenza di possibilità occupazionali appetibili nel lavoro dipendente”: il dossier della Camera di commercio

Orvieto per i comuni sopra 15mila abitanti, Gualdo Cattaneo per quelli tra 5mila e 10mila residenti e Monteleone di Spoleto per i municipi fino a 5mila abitanti sono le realtà municipali dell’Umbria sul gradino più alto del podio, nelle rispettive categorie, per tasso di imprenditoria giovanile, ossia per numero di imprese giovanili registrate ogni 100 residenti con età compresa fra 18 e 35 anni.

A livello di province, quella di Perugia ha un tasso di imprenditorialità giovanile (4,5 imprese giovanili ogni 100 giovani tra 18 e 35 anni) inferiore a quella di Terni (5,1) mentre il dato medio regionale è di 4,7 imprese giovanili per 100 giovani. Per quanto riguarda i due capoluoghi di provincia, Terni (5,4 imprese giovanili ogni 100 giovani) è nettamente davanti a Perugia (4). In valore assoluto, nella regione a fine 2022 esistevano in Umbria 6.900 imprese giovanili su 522.086 a livello nazionale.

Il quadro emerge nel dossier che la Camera di commercio dell’Umbria ha elaborato incrociando i dati a sua disposizione sulle imprese giovanili registrate nei comuni della regione con quelli dell’Istat sulla popolazione 18-35 anni residente nei municipi umbri.

“Va ricordato che l’Umbria ha una propensione all’imprenditorialità giovanile (4,7 imprese giovanili ogni 100 giovani) nella media nazionale (4,8) e che, nel primo trimestre 2023 – spiega la Camera di commercio in una nota stampa - la regione con il numero maggiore di imprese giovanili ogni 100 residenti 18-35 è la Liguria (8,4), seguita da Campania (5,9), Calabria (5,7), Molise (5,6), Sardegna e Basilicata (entrambe con 5,5). E qui va detto, visto anche che i valori più bassi si registrano in regioni come Friuli-Venezia Giulia (3,5), Veneto (3,9), Emilia-Romagna (4,0), Lombardia (4,1) e Marche (4,2) che se da un lato un numero elevato di imprese giovanili rappresenta un bacino importante di vocazione imprenditoriale (come, ad esempio, nelle realtà turistiche) da far crescere e maturare offrendo incentivi e supporti, ma anche lasciando operare gli inevitabili meccanismi di selezione, dall’altro un numero eccessivo di imprese giovanili può rappresentare la spia della carenza di possibilità occupazionali appetibili nel lavoro dipendente, rappresentando quindi in questi casi non una genuina vocazione imprenditoriale dei giovani, ma una necessaria scappatoia per poter vivere. In altre parole, di luccichio ce n’è molto e ciò è importante, ma non tutto ciò che luccica è oro”.

Il gradino più alto del podio, tra i comuni umbri sopra i 10mila abitanti, spetta a Orvieto (5,8 imprese giovanili ogni 10mila). Al secondo posto si piazza Todi (5,6), al terzo Castiglione del Lago (5,4). “Si noti che i tre municipi umbri sul podio nella fascia dei comuni sopra 10mila abitanti – rileva la Camera di commercio - sono tutti caratterizzati da un peso elevato del turismo nell’economia municipale e i valori superiori alla media delle imprese giovanili registrate possono essere collegati al mercato generato, in vari settori, dalla spesa turistica, con l’apertura di spazi e opportunità per i giovani. Insomma, i tre comuni non sono tra quelli in cui, in termini di imprese giovanili, c’è parecchio luccichio ma poco oro. Alle loro spalle completano la top five i comuni di Terni (5,4) e Gualdo Tadino (5,3). In coda, sempre tra i comuni con più di 10mila abitanti, San Giustino (2,8), Magione (4) e Perugia (4)”.

Nella fascia tra 5mila e 10mila abitanti, in Umbria il podio più alto sulle imprese giovanili va a Gualdo Cattaneo con 5,8 aziende rette da giovani 18-35 ogni 100 residenti in questa fascia d’età. Il secondo podio lo conquista invece Trevi (5,3) e il terzo Passignano sul Trasimeno (5). La top five è completata da Montefalco (4,9) e Nocera Umbra. “È da rilevare come Gualdo Cattaneo, nella fascia dei comuni umbri tra 5mila e 10mila abitanti, abbia conquistato – come emerso in un precedente rapporto della Camera di commercio dell’Umbria – anche il primo posto nel tasso di imprenditorialità generale, ossia il numero di imprese totali ogni cento abitanti”.

Nella categoria dei comuni più piccoli della regione, sotto i 5mila abitanti, il podio più alto spetta a Monteleone di Spoleto (13,4 imprese giovanili ogni 100 residenti tra 18 e 35 anni). Seguono Sant’Anatolia di Narco (11,2), Norcia (10,4), Calvi dell’Umbria (7,2) e Giano dell’Umbria (6,9)

“Al di là delle fasce di municipi per abitanti – sottolinea ancora lo studio - è interessante anche andare a vedere il fondo della classifica generale regionale del tasso di imprenditorialità giovanile, sempre tenendo presente che per i comuni piccoli il dato può variare rapidamente alla nascita o alla chiusura di un pugno di aziende. Va notato che, tra i dieci comuni dell’Umbria a minore tasso di imprenditorialità giovanile, c’è anche una realtà con oltre i 10mila abitanti (San Giustino) che peraltro è tra gli ultimi anche nel tasso di imprenditorialità generale. Le altre nove posizioni di coda sono tutte occupate da municipi con meno di 5mila abitanti. La graduatoria vede fanalino di coda Citerna (2,4), subito sopra ci sono Alviano (7,6), Lugnano in Teverina (2,8), Fratta Todina (3,1), Porano (3,1), Allerona (3,4), Sigillo (3,4). Quindi, pari merito con un indice di 3,5, San Gemini, Montecchio e Ferentillo”.

“I dati dell’indagine ci consegnano la realtà di un’Umbria che è nella media nazionale e, ancor meglio, è nella sezione della graduatoria dove ci sono tutte regioni del centro-nord. Questo perché, a parte la Liguria, i numeri più elevati di imprese giovanili ogni 100 abitanti si trovano per lo più nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia e questi numeri in tali realtà potrebbero essere condizionati, per una parte, dal fatto che i giovani scelgono di aprire un’impresa non per una genuina vocazione imprenditoriale, ma come ripiego visti gli alti tassi di disoccupazione giovanile esistenti in queste regioni e quindi la conseguente difficoltà a trovare un’occupazione dipendente appetibile. Fenomeno, questo, certamente presente anche nel centro-nord, ma meno incisivo rispetto al Mezzogiorno per le maggiori opportunità di trovare un impiego. Il fatto che l’Umbria si trovi nella sezione della graduatoria dove ci sono tutte regioni del centro-nord – commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria - evidenzia come il dato umbro sull’imprenditorialità giovanile sia meno condizionato dal fattore ‘ripiego’ e quindi esprima una realtà abbastanza genuina sulla consistenza della vocazione a fare impresa. La vocazione imprenditoriale nei giovani è un fattore di grandissima importanza per la regione e per l’intero Paese e va aiutata in tutti i modi possibili, perché risorsa indispensabile alla crescita economica e sociale. Il tutto nella logica non di renderle realtà protette dal mercato, ma capaci di affrontare il mercato. Vanno supportate nel loro processo di crescita, offrendo strumenti e stimoli per migliorare la competitività che siano da un lato generali, dall’altro specifici a seconda dei settori di attività. Tutti temi che, a ben guardare, valgono per la generalità delle aziende, non solo per quelle giovanili, ma che per queste ultime hanno una valenza particolare perché in un numero marginali di casi si tratta di nuove imprese, con tutti i problemi connessi alle fasi di start-up”.

“Impegni che la Camera di commercio sente molto forti, come dimostra l’attività su questi fronti, dalla formazione/informazione al supporto alla transizione digitale e a quella ecologica in un complesso di misure assai robusto, ai bandi che cercano di offrire opportunità di supporto e crescita in diversi ambiti e a molte altre iniziative”.

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