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Martedì, 25 Giugno 2024
Politica

“Di Maio? Motore di una degenerazione. Terni ha bisogno di una rivoluzione e non di una restaurazione”

Dai primi meet up fino alla “scissione” dei giorni scorsi con un occhio rivolto alle elezioni del 2023 a Terni, intervista a Luca Simonetti: “Grillino è una parola che non mi è mai piaciuta. Il nome del candidato sindaco sarà importante come i programmi”

Per qualcuno è l’ultimo “grillino” rimasto a Terni. Anche se, appunto, grillino, è una parola che non gli piace. Di sicuro, Luca Simonetti ha visto nascere il Movimento 5 Stelle in città: dai primi meet up alle “municiparie”, passando per le battaglie in consiglio comunale fino ai giorni nostri, quelli della “scissione” tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte.

Simonetti, allora: cominciano dalla fine. Più che una scissione nel Movimento, per lei l’addio di Di Maio è stato un primo passo verso la riconciliazione: che significa?

“Significa che Luigi Di Maio rappresenta per tante persone che hanno creduto nel M5S il motore di una degenerazione che ha trasformato una forza politica nata per differenziarsi dai vizi del sistema nella brutta copia del sistema. Ora Giuseppe Conte ha l’opportunità di essere il motore di una nuova fase del Movimento. Fino ad oggi l’ex premier ha sacrificato il nostro elettorato per dare stabilità alla nazione, la mossa di Di Maio di fatto consente al Movimento di uscire da questo governo e tornare a garantire al Paese e un’opposizione credibile”.

Lei è tra i fondatori del Movimento a Terni. Come andarono le cose all’inizio?

“Siamo sempre stati degli anarchici e delle teste calde anche dentro al Movimento ma sempre un passo avanti, abituati a mettere la palla a terra e lavorare, soprattutto grazie ai molti compagni di viaggio che lavorano e studiano dietro le quinte e senza i quali non si sarebbero potuti realizzare i risultati del Movimento a Terni che hanno fatto la differenza rispetto al resto della regione. Ho foto indelebili nella mente, ricordo ad esempio l’incontro con Casaleggio a Milano nel 2013, quando gli proposi di lasciarci fare le prime primarie aperte della città di Terni: avremmo usato una piattaforma online e dei seggi fisici, lui disse di no. Ovviamente noi facemmo il contrario. Dopo due mesi stavamo presentando le Municiparie per scegliere il nostro candidato sindaco da cui emerse la mitica Angelica Trenta. Ricordo ancora il gazebo con i comizi volanti con i candidati che rispondevano alle domande dei cittadini, roba mai vista a Terni. E pensare che ci chiamavano eterodiretti. Vorrei ricordare che nel 2013, credo per la prima volta nella storia del Comune di Terni, quando ancora non eravamo tra gli scranni del consiglio comunale, siamo stati i promotori della delibera di iniziativa popolare presentata in Comune, grazie a 558 ternani che hanno sottoscritto la nostra proposta ‘rifiuti zero’ con tanto di dettagliato piano finanziario allegato che puntava, già allora, alla spinta sulla raccolta differenziata e al pieno recupero di materia evitando discarica e incenerimento. Oggi questa è la proposta dell’Unione europea finanziata in maniera importante anche coi fondi del Pnrr. Una storia che parte nel 2007 con il meetup locale che era in prima linea sulle tematiche ambientali ma che nel 2010 cambia modalità di azione: iniziammo a capire che per ottenere risultati, presentarci alle elezioni era l’unica via. Erano gli anni della chiusura autoreferenziale di un centrosinistra che sembrava monolitico e imbattibile, gli anni della finta opposizione di un centrodestra più intento a raccogliere le briciole della gestione del potere che a creare una classe dirigente alternativa. Da lì iniziammo a rimboccarci le maniche, a studiare, a comunicare sui social e per strada quello che a Terni dicevano in pochi. Era veramente entusiasmante, ci sentivamo la coscienza critica della città. Nel 2018, con la vittoria di Salvini, abbiamo capito che probabilmente la maggioranza dei ternani voleva altro: hanno preferito farsi trascinare dall’onda emotiva degli sbarchi piuttosto che dal diritto di vivere in una città dove creare delle opportunità, dove lavoro e salute vanno di pari passo, dove nessuno deve rimanere indietro”.

Lo spirito dei meet up è cresciuto con gli anni e l’esperienza, oppure qualcosa rispetto ad allora è cambiato?

“Il Movimento a Terni ha sempre seguito la sua via a differenza del resto d’Italia. Per noi lo studio e l’approfondimento delle questioni, il confronto con chi ne sapeva di più ha rappresentato la linfa vitale dell’attivismo. Se avevi un’idea, dovevi essere il primo ad impegnarti per realizzarla. Una sorta di selezione naturale meritocratica. Il nostro modello si è basato sullo scouting e la capacità di attrarre e dare spazio a quelli che pensavamo fossero i migliori, aprendoci pienamente ai comitati e alle associazioni. Liberati, De Luca, Angelica Trenta, Fiorelli, Tobia, Pasculli, Valentina Pococacio: tutte persone dal grande cuore, preparate e con una tensione morale misurata sul campo. Accanto a loro potrei nominare tantissime persone in gamba, ma sarebbe un lungo elenco. Oggi è ancora così, anche se è più difficile trovare chi ha voglia di mettersi in gioco in questa guerra in cui spesso ci si sente controcorrente”.

C’è chi ritiene che, tra i tanti che si sono succeduti nel Movimento, lei sia l’unico ad essere rimasto realmente “grillino”. È così?

“Grillino è una parola che non mi è mai piaciuta perché per tanti è lo stereotipo dello strillone che non sa quello che dice. Invece credo che a Terni, città con una delle classi dirigenti più mediocri d’Italia, forse su qualche tema abbiamo alzato l’asticella, non solo sulla questione ambientale ma anche sul tema del riequilibrio territoriale, sulla questione del polo idroelettrico, sulle infrastrutture, sul founding europeo, o anche con idee semplici come quella del mercatino del mercoledì in centro. Spesso abbiamo posto questioni che poi sono diventate patrimonio comune. Quello che viene riconosciuto a me, come potrei citare altre persone del gruppo, è che dal 2009 di occasioni per fare strada su comode poltrone ne ho avute molte, ma se ho costruito una credibilità personale nella vita è per essermi fatto da parte e aver sostenuto sempre chi reputo più adatto di me. Mi è stato chiesto tante volte di fare un passo avanti e questo mi è bastato per riempirmi di orgoglio, ma in una squadra ognuno deve essere consapevole dei suoi talenti e del suo ruolo: c’è chi è più bravo a stare sul palco, chi a scrivere, chi ad organizzare un evento, chi a fare strategia. Ognuno ha pari dignità, l’importante è che ognuno sia consapevole dell’importanza del ruolo altrui senza personalismi. Quelli che si sentono indispensabili, in genere finiscono per avere grandi delusioni”.

Thomas De Luca è stato recentemente nominato coordinatore regionale Il Movimento comincia dunque a strutturarsi. Diventare un “partito” aiuterà il Movimento oppure, come accade in altre realtà, rischia di diventare schiavo delle correnti?

“L’organizzazione non può che far bene a un movimento che deve rinascere sul territorio e darsi un metodo. Non è possibile che quando a Terni il M5S prendeva il 27% alle amministrative a pochi chilometri si raggiungessero percentuali da prefisso telefonico. La politica ha un verso, l’impegno e la presenza pagano. Troppa gente nel corso degli anni si è avvicinata al Movimento solo in attesa di candidarsi alle elezioni politiche o in Regione, senza il minimo impegno sui territori. Non va bene, sono cose che paghi alle urne e che poi ricadono su tutti. Thomas è la persona giusta per organizzare e dare un metodo di lavoro ai territori”.

Pensando al prossimo futuro, nel 2023 a Terni si vota. Meglio il “campo largo” a sinistra oppure la corsa solitaria del Movimento?

“Una cosa che deve essere chiara è che la nostra storia parla per noi. La città ha bisogno di una rivoluzione non di una restaurazione. Il nome del candidato sindaco sarà dirimente per la nostra adesione a qualsiasi progetto al pari dei programmi, sicuramente le tematiche sociali ed etiche che ci contraddistinguono da sempre ci posizionano nel perimetro politico della sinistra che guardiamo con interesse anche per una sorta di affinità umana con persone con cui condividiamo analisi e visione, un desiderio di giustizia sociale e di sviluppo sostenibile senza compromessi. Ciò non esclude che in tutte le forze politiche ci siano componenti di valore. I termini del perimetro sono le idee, tutela dei beni comuni, consapevolezza del disastro ambientale senza operazioni di mitigazione semantica, sviluppo sostenibile, sostegno reale alle piccole e medie imprese, basta servilismi verso le multinazionali. Per noi non è importante vincere per forza, ma è importante vincere per prenderci cura realmente della nostra comunità”.

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