Asm, l’operazione Acea non può bastare: per la municipalizzata un “buco” da oltre cento milioni

Fornitori e banche bussano alla porta dell’azienda, i retroscena della delibera che ha mandato in tilt il consiglio comunale di Terni. No Inceneritori: azionariato diffuso per Asm e commissione di inchiesta sul Sii. Politica in subbuglio

Sei milioni, o dieci che siano, per Asm non possono bastare. Perché la partita finanziaria e politica che si gioca sulla cresta dell’onda del controllo del servizio idrico nel Ternano è molto più ampia. E la delibera che ieri ha mandato in tilt il consiglio comunale di Terni rischia di essere, al più, una toppa.

Lo stato di salute di Asm è certificato dal bilancio 2018: “Per quanto attiene la gestione finanziaria – è scritto - si rileva un notevole grado di utilizzo degli affidamenti a breve termine” visto che la società trova diverse difficoltà ad “ottenere linee di credito addizionali” e non ha “la possibilità di stipulare nuovi finanziamenti a medio lungo termine che risulterebbero necessari per raggiungere un migliore equilibrio patrimoniale e finanziario”. Nel conto c’è poi “un rilevante livello di debiti scaduti nei confronti dei fornitori”. Il dettaglio dice che circa 65 milioni rappresenta il monte debiti verso i fornitori, 17 milioni devono invece essere restituiti alle banche.

C’è insomma da fare fronte ad una situazione complessiva piuttosto delicata che impegna la società in “azioni di normalizzazione” sia sotto il profilo industriale che di patrimonializzazione. Nel bilancio Asm parla infatti di una possibile vendita della centrale idroelettrica di Alviano (valore stimano, 3,6 milioni di euro) e anche della realizzazione di un polo impiantistico per il recupero di materia prima e seconda e per la produzione di Css (combustibile solido secondario) che si dovrebbe estendere su una superficie complessiva di oltre centomila metri quadrati e che – sembra – potrebbe nascere nell’area ex Bosco, ma che da un paio di anni è incastrato dentro qualche cassetto della Regione a Perugia.

Altra chiave per sbloccare la situazione è relativa al monte crediti. Complessivamente, Asm dovrebbe incassare circa 70 milioni da vari debitori: 18 milioni per la tariffa di igiene ambientale non incassata dal 2006 al 2014, circa 6 milioni di euro da Ast (c’è, su questo, un contenzioso giudiziario), oltre 4,5 milioni da Sii e Umbria distribuzione gas, 18,5 dal Comune di Terni di cui però, realisticamente, riuscirà ad ottenere circa 5 milioni.

Numeri che, sommati ad una serie di perplessità tecniche e legali, non fanno quadrare l’operazione Asm-Acea per cui la municipalizzata dovrebbe cedere il suo 15% di azioni nel Servizio idrico integrato di Terni a favore di Umbriadue (controllata Acea) garantendo così alla multiutility romana (che nella giornata di oggi avrebbe dovuto riunire il suo consiglio di amministrazione per ratificare il consolidamento di Sii ma che probabilmente si riunirà il 19 dicembre) di acquisire il 40% del pacchetto azionario a fronte del versamento di circa 6 milioni di euro. Una goccia nel mare di debiti e crediti dentro al quale Asm si trova a navigare.

No Inceneritori: “Azionariato diffuso”

“L’operazione voluta dal comune tende di fatto da una parte a rafforzare Acea permettendole un consolidamento, mentre dall’altra fa perdere ad Asm molto potere in un settore chiave come l’idrico. Con la scusa di ripianare i crediti di Asm verso il Sii, si fa la piena privatizzazione del Sii”, rilevano dal Comitato No Inceneritori Terni che invece propone per Asm un “azionariato diffuso, partecipato dai cittadini attraverso una modifica dello statuto con adesione individuale di singoli cittadini e non società o enti privati, senza possibilità di concentramento di pacchetti che non potrà superare una determinata percentuale. Un semplice aumento di capitale: i cittadini che partecipano potrebbero ricevere come remunerazione del capitale eventuali sconti sulla Tari o altre premialità di questo tipo”, mentre per il Sii dovrebbe intervenire “una commissione di indagine come previsto, del resto, dal regolamento comunale. Riteniamo infatti necessario comprendere fino in fondo le ragioni che hanno portato i comuni all’indebitamento di 10 milioni, così come per Asm per circa 4 milioni”.

La politica, le reazioni

“Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti a disposizione delle minoranze per dissuadere una maggioranza sempre più nel caos, al fine di evitare che una decisione del genere venisse presa in poche ora senza una minima riflessione. Abbiamo elencato in trasparenza tutte le criticità della delibera. Ora – dicono Francesco Filipponi e Tiziana De Angelis del Partito democratico - auspichiamo una riflessione più attenta e profonda prima di qualsiasi decisione. Una riflessione che dovrebbe coinvolgere con un pronunciamento anche tutti gli altri consigli comunali interessati oltre quello della città di Terni. È passato sicuramente il messaggio che abbiamo lanciato, ovvero che l’ipotesi di cessione del 15% delle quote Asm ad Umbriadue espone ad una grave perdita di interessi l’ente comunale e indebolisce la città e i cittadini con una perdita reale di quella ‘sovranità’ tanto sbandierata dalle forze di destra. Dobbiamo combattere un eventuale indebolimento del ruolo strategico della città, che avverrebbe con la svendita di un bene assolutamente inalienabile e universale come l’acqua pubblica”.

“Sulla privatizzazione dell’acqua, cioè di fronte ad un atto che nei giorni scorsi il sindaco di Terni non aveva esitato a definire strategico, la maggioranza è venuta a mancare. Il consiglio comunale non si è tenuto per mancanza del numero legale. Si potrebbe speculare a oltranza e dire molto, ma in questo momento è sbagliato farne una questione politica sulla tenuta degli equilibri delle forze politiche che governano la città. Perché quello che sta accadendo in questi giorni è un vero e proprio attacco volto a privatizzare le risorse idriche dell’intera regione che parte dalla provincia di Terni e punta a consolidarsi anche altrove. A Terni è stata vinta la prima battaglia per impedire che questo avvenga, ma la guerra sarà lunga. Non sarà la vendita di un asset strategico a salvare Asm dai suoi debiti e dalle patologie che la affliggono da lungo corso – dicono Thomas De Luca e Federico Pasculli, rispettivamente capogruppo M5S in consiglio regionale e in consiglio comunale a Terni - Solo un bambino potrebbe crederlo. Non sarà regalando il controllo dell’acqua pubblica ai privati che risolveremo i problemi dei comuni e delle partecipate”.

“Il consiglio comunale di ieri non si è svolto – dichiara il capogruppo di Senso civico Alessandro Gentiletti - perché la maggioranza non era presente per garantire il numero legale e questo è avvenuto perché i consiglieri non sono stati messi nelle condizioni di essere protagonisti ma meri esecutori di decisioni assunte in altri luoghi. A fronte di un tema estremamente complesso e con molteplici risvolti, non solo politici, ma soprattutto tecnici, giuridici ed economici, la maggioranza non ha garantito il numero legale. Il fatto è di estrema gravità politica e non può essere in alcun modo sottaciuto o non affrontato. La città ha già pagato fin troppo nel passato a causa di situazioni analoghe di paralisi politica. Si attende da tempo ormai la nomina dei nuovi assessori su deleghe cruciali come la scuola, l’università, l’urbanistica, l’edilizia e i lavori pubblici. Si attende ora che il sindaco e la giunta dicano con estrema chiarezza al consiglio comunale e alla città che cosa vogliono fare per la gestione di tutte le partecipate ad iniziare da Asm, che cosa vogliono fare per la a gestione di servizi che hanno una ricaduta pesantissima sulle tasche e sulla salute dei ternani, quale lo smaltimento dei rifiuti, la gestione dell’acqua e delle forniture energetiche. Noi chiediamo che in consiglio vengano portati i piani industriali, progetti di sviluppo delle aziende pubbliche che siano realmente capaci di coniugare occupazione, tariffe contenute, ricadute ambientali sostenibili. Non è con la vendita a soci privati del patrimonio aziendale della città che si risolvono i problemi”.

“Eravamo presenti al consiglio comunale della città di Terni, che avrebbe dovuto deliberare la vendita del patrimonio idrico ternano ad Acea. Non è avvenuta invece nessuna votazione, poiché la seduta è saltata a causa del non raggiungimento del numero legale per assenze della maggioranza. Una spaccatura, quella all’interno del centrodestra, che rivela dubbi ed incertezze interne sull’operazione in oggetto. Al di là di tutto – è il commento del Partito comunista - il folle pensiero di poter fare cassa svendendo servizi pubblici necessari, come quello idrico, ricorda l’ampia campagna di privatizzazioni attuata prima e durante l’entrata dell’Italia nella moneta unica. Il centrodestra oggi, come il centrosinistra ieri, continua a voler regalare lo Stato sociale ai privati in nome di un dissesto puntualmente e scientemente creato. La lotta è ora e su questi punti: dev’essere inquadrata in chiave anticapitalista, in contrapposizione alla logica del profitto ad ogni costo e contro i diktat europei che impongono tali scelte”.

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