La tempesta del bicchier d’acqua, Fiorini attacca: dopo il Sii, adesso Acea comprerà anche Asm

Il consigliere di Forza Centro interviene sull’operazione che ha portato al passaggio di quote del Servizio idrico di Terni dalla municipalizzata di Palazzo Spada alla multiutility romana: ecco le ombre su questa vendita/svendita

Palazzo Spada, foto Giacomo Sirchia

Un fiume in piena. E non è soltanto un gioco di parole. Emanuele Fiorini, fresco dell’approdo a Forza Centro, ne ha per tutti e snocciola una serie di “indizi” che – a suo dire – rappresentano la prova che dietro al passaggio di quote del Servizio idrico integrato di Terni tra Asm e Umbriadue – ossia Acea – c’è in realtà una manovra che, presto o tardi, porterà la multiutility romana ad acquisire anche la municipalizzata di Terni.

“Il 13 ottobre – scrive Fiorini in un lungo comunicato stampa - si è svolto il consiglio comunale, terminato in tardissima serata, dove in ogni modo ho provato ad evitare la sciagura, cioè l’approvazione da parte del consiglio comunale della delibera che prevedeva la vendita delle quote del Sii detenute da Asm ad Acea, vendendo/svendendo un bene primario. Dietro questa operazione si nasconde un’altra operazione che è quella a mio avviso già concordata della vendita di Asm ad Acea”.

“Sono da rendere noto le modalità con cui questa Amministrazione è corsa ad approvare questa delibera che è passata in giunta, ma senza essere votata dagli assessori, a significare che non si sono voluti assumere le proprie responsabilità oppure che all’interno della giunta non vi era la condivisione dell’atto e comunque, in entrambi i casi, hanno fatto ricadere le responsabilità sui consiglieri comunali di maggioranza che lo hanno votato. È assurdo che i consiglieri comunali non si siano resi conto che con un unico atto hanno deciso di ricorrere ad una procedura eccezionale quale quella della negoziazione diretta e contestualmente hanno dato conto della convenienza economica dell’operazione nonché della congruità del prezzo di alienazione delle quote. Considerando che neanche lo stesso Assessore Masselli - che è il promotore, il presentatore e colui che l’ha elogiata - ha apposto la firma sulla delibera e nemmeno il voto, dal momento che la giunta non l’ha votata”.

“Perché Acea tira fuori 30 milioni di euro, come qualcuno vuole far credere? In realtà 20 milioni sono di finanziamento, in quanto Acea si fa da intermediaria con il sistema bancario per far prendere i soldi al Sii. Di questi 20 milioni, poi, 10 serviranno per appianare i canoni arretrati dei Comuni soci del Sii. Se proprio ce ne era la necessità, il Sii poteva prendere da solo il finanziamento senza chiedere l’intermediazione di Acea e magari quei soldi potevano essere utilizzati per investimenti seri e concreti per il bene della città. È una scelta veramente folle perché vendiamo/svendiamo le quote del Sii che detiene Asm per appianare i debiti degli altri Comuni quando non c’era realmente bisogno di venderle, perché 6,1 milioni di euro non risolvono il problema debitorio di Asm che ammonta a 117 milioni”.

“Allora – riflette Fiorini - mi viene spontanea una domanda: perché non si è fatta l’operazione suggerita dall’allora assessore Dominici che proponeva di vendere il 49% delle quote di Asm ad Acea che avrebbe dovuto versare all’Asm 100 milioni di euro e così si sarebbe appianato quasi tutto il debito mentre il Comune manteneva il 51% di azioni societarie? Non vorrei che adesso Acea rilevi anche Asm a zero euro, perché questa operazione di svendita delle quote del Sii, a mio avviso nasconde proprio questa operazione. Ho chiesto anche al sindaco, durante la seduta di consiglio comunale, di smentire tale ipotesi, ma da parte sua neanche una risposta. Dunque, chi tace acconsente”.

“Non si sarebbe potuto mettere mano alla gestione del Sii, rimodulando l’assetto organizzativo, tagliando spese superflue, consulenze strane? A proposito di consulenze, mi è rimasta impressa quella di una persona, che percepisce oltre 10mila euro l’anno per spiegare cos’è l’acqua”.

“Considerando che il Sii ha chiuso con un utile di 3,5 milioni di euro mi domando come mai non sono stati fatti investimenti e soprattutto non si è andati ad intervenire sulla diminuzione delle bollette dei cittadini? Il Sii nel 2001 è nato con l’intento di ridurre i costi dell’acqua e migliorare il servizio, cosa che non è successa perché a Terni i cittadini pagano l’acqua a peso d’oro, le perdite delle condotte sono oltre il 50% e il sistema fognario è un disastro. Basti vedere quando piove, considerando che la gestione del sistema fognario è a capo del privato, che non mi sembra abbia fatto investimenti per sistemarlo, come possiamo pensare che li farà adesso dopo questo accordo?”.

“Beata maggioranza che ha svenduto un bene pubblico ad Acea – conclude Fiorini - sostenendo che è stata fatta una grande operazione. Andate a chiedere al Comitato acqua pubblica Frosinone le questioni che sono emerse con Acea, con perdite idriche all’80% e aumento delle bollette”.

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