Crisi, incubo bollette e utenze in calo: ternani con l’acqua alla gola per il servizio idrico

Il bilancio del Sii: situazione devastante, a volte senza alcuna tutela. La tariffa nella città dell’acciaio è tra le più care d’Italia: una famiglia di quattro persone spende in media 535 euro all’anno

La crisi economica letta attraverso il bilancio del Servizio idrico integrato di Terni sottolinea in maniera chiara, e drammatica, che molti ternani hanno davvero l’acqua alla gola.

Mentre il dibattito sul futuro pubblico o privato dell’oro blu infervora la politica, resta sospeso un elemento cruciale che il Sii mette nero su bianco nelle pagine del bilancio 2018. Facendo lo slalom tra crediti, debiti, progetti di sviluppo e prospettive industriale, si arriva a leggere un capitolo che soltanto all’apparenza è “asettico”. Si parla infatti di utenze e contratti. Ma il senso del ragionamento è tutt’altro.

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“L’analisi del numero delle utenze attive è emblematica e altamente indicativa perché evidenzia che in un solo anno, dal 2014 al 2015, vi è stata una contrazione del numero di utenze pari a 2.773 a fronte invece di un corposo ma non completo recupero nel 2016 di 1.726 utenze (…) Da un dato originario iniziale di 109.348 al raggiungimento nell’anno di massima espansione, il 2013, delle 123.341, al 2018 le utenze complessive risultano 121.527”.

Una altalena di contratti che è anche specchio dei mutamenti che hanno segnato la società: “Molto spesso si trattava di modifiche dell’assetto famigliare delle utenze domestiche residenti o di variazione della composizione dei nuclei famigliari, anch’essi in costante riduzione nella quantità dei componenti. Nello stesso decennio, infatti, si è passati da una composizione media dei nuclei famigliari di 2,5 a 2,2 abitanti. Le cause di questa tendenza sono note e vano dalla naturale fuoriuscita dei figli dalle famiglie originarie, all’aumento dei casi di separazione o di divorzio oltre che all’invecchiamento della popolazione che spesso vede la crescita dei nuclei monofamiliari, contestualmente all’espansione delle nuove povertà e alla conseguente, inevitabile, accertata riduzione dei consumi”.

Ecco dunque che leggendo i dati relativi ai ternani collegati alla rete idrica, si ottiene uno spaccato di quello che sta accadendo nel territorio. È a questo punto infatti che il bilancio del Sii fa una “considerazione doverosa” a riguardo della “crisi economica, sociale e finanziaria nella quale è caduta, in modo grave, la realtà territoriale ternana nell’ultimo decennio ma, soprattutto, a partire dalla crisi generale esplosa nel 2008, che ha di fatto avuto effetti molto negativi su ogni aspetto della vita dei cittadini e delle famiglie, ma anche delle piccole realtà artigianali e commerciali. Una crisi veramente devastante che potremmo definire, talvolta, anche senza tutela alcuna, senza difese e senza paracadute istituzionali, dato che gli strumenti classici di sostegno alle famiglie, i servizi sociali delle amministrazioni pubbliche locali, in questo periodo sono andati progressivamente diminuendo fino a scomparire del tutto in alcuni comuni”.

Un tunnel lungo quello della crisi dentro al quale ha però un ruolo importante il peso della tariffa del servizio idrico che a Terni raggiunge uno dei picchi a livello nazionale.

Secondo l'ultimo “Dossier acqua” elaborato da Cittadinanzattiva, la tariffa idrica del servizio idrico integrato della città dell’acciaio è tra i più costosi d’Italia. Più della “cugina” Perugia e ben al di sopra della media nazionale. Considerando infatti una famiglia di quattro persone ed un consumo medio di 192 metri cubi l’anno, a fronte di una spesa nazionale di 408 euro (cresciuta del 4,3% rispetto al 2016 e del 75% rispetto al 2007) a Terni la spesa media è di 535 euro. Nel 2016 se ne spendevano 506 (+5,7%) e nel 2007 291, per un incremento dell’83,8%. L’Umbria, dice il dossier, è una delle regioni più costose visto che anche Perugia colleziona fatture da record. Nel 2017 la tariffa media è stata di 503 euro a fronte dei 473 del 2016 (+6,3%) e dei 289 di dieci anni prima (l’aumento è stato del 74%).

Il risultato, sicuramente mitigato dagli “strumenti” che il Sii è stato in grado di attivare (rateizzazioni, tariffa domestico-sociale e fondo dedicato alle utenze deboli) è però che centinaia di famiglie vivono l’incubo della bolletta. Nel 2015 sono state 2.800 le richieste di rateizzazione, scese a 1.875 nel 2016 e risalite ancora ad oltre 3.000 nel 2018 (nel 2006 erano poco più di 900). “Siamo consapevoli - spiega il bilancio del Sii - che soprattutto nei prossimi anni questa tendenza è destinata a crescere notevolmente”.

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E sono circa mille le famiglie che hanno potuto beneficiare del sostegno garantito dal fondo utenze deboli, finanziato dal Sii con 150mila euro. Che però non bastano per chi rischia davvero di affogare in un bicchiere d’acqua.

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