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"Ricchi" fra i poveri, quanto lavorano e guadagnano i ternani: poco in Italia ma più che a Perugia

Gli stipendi medi nel settore privato della città dell’acciaio sono più bassi rispetto alla media nazionale. Ecco chi prende le paghe più alte

Almeno, il derby dello stipendio lo vince Terni. Ma è una magra consolazione. Una guerra fra poveri, visto che gli stipendi per i lavoratori del settore privato in Umbria sono fra i più bassi in Italia. Dove essere più “ricchi” non dà poi così tanta soddisfazione.

A mettere il naso nelle retribuzioni medie lorde dei dipendenti del settore privato in Italia sono gli esperti dell’ufficio studi dell’associazione di artigiani e piccole imprese Cgia di Mestre che, elaborando i dati Istat, hanno messo in fila le paghe e i giorni effettivamente retribuiti. E il quadro che emerge, per Terni e il cuore verde d’Italia, non è molto confortante.

In base ai dati elaborati dalla Cgia, l’Umbria “galleggia” a metà classifica, con una leggera differenza tra Terni e Perugia. Nella città dell'acciaio la retribuzione media è pari a 19.638 euro lordi per 240,5 giornate medie retribuite (81,65 euro è la retribuzione media giornaliera). A Perugia è dato è appena più basso, anche a fronte di un numero più ristretto di giornate retribuite (238,7) che valgono uno stipendio medio lordo di 19.352 euro, ossia 81,09 euro per ogni giornata retribuita.

Uno “scarto” esiguo tra le due città umbre che evidenzia come, in generale, le paghe nel cuore verde d’Italia siano più basse rispetto alla media nazionale che ammonta a 92,94 euro per ogni giornata retribuita a fronte di uno stipendio lordo di 21.868 euro per un totale di 235,3 giornate retribuite.

Nel 2021 la retribuzione media giornaliera più elevata d’Italia è stata erogata ai lavoratori dipendenti del settore privato occupati nella provincia di Milano (124 euro). Seguono quelli di Bolzano (104,8 euro), Parma (103,8 euro), Bologna (103,4 euro), Modena (102 euro), Roma (101,3 euro), Reggio Emilia (100,6 euro), Genova (99,8 euro), Trieste (99,4 euro) e Torino (98,5 euro). Gli stipendi giornalieri più bassi, invece, sono stati pagati a Trapani (67,1 euro), Cosenza (66,8 euro), Vibo Valentia (66,7 euro) e, infine, a Ragusa (66,5 euro).

Gli operai e gli impiegati con il maggior numero medio di giornate lavorate durante il 2021 sono stati quelli occupati a Lecco (259,5 giorni). Seguono i dipendenti privati di Vicenza (258,2), Treviso

(256,9), Lodi (256,7), Pordenone (256 giorni), Bergamo (255,6 giorni), Padova (255,4), Cremona (254,8 giorni), Reggio Emilia (254,1 giorni) e Modena (252,2 giorni).

Le province, infine, dove i lavoratori sono stati “meno” in ufficio o in fabbrica durante l’anno preso in esame sono state quelle di Crotone (200,7 giorni), Lecce (200 giorni), Rimini (199,5 giorni), Agrigento (199,3 giorni) Salerno (198,7 giorni), Foggia (198,4 giorni), Cosenza (196,8 giorni), Trapani (195,6 giorni), Nuoro (193,7 giorni), Messina (193,4 giorni) e Vibo Valentia (177,2 giorni).

Sempre dal confronto della retribuzione media giornaliera relativa al 2021, i dirigenti italiani percepiscono un emolumento del 577 per cento superiore a quello conferito agli operai. Se ai primi viene erogato una paga lorda di 500 euro a fronte di 291 giorni di lavoro all’anno, ai secondi la stessa sfiora i 74 euro per un totale di giorni lavorati pari a 219. La paga degli impiegati, invece, è di 97,5 euro, mentre i quadri percepiscono 219 euro al giorno.

I settori dove le retribuzioni giornaliere sono state più elevate hanno interessato gli occupati del settore creditizio-finanziario-assicurativo (170 euro lordi), dell’estrattivo (163,5 euro), del comparto energia elettrica-gas, etc. (161,3 euro), dell’informazione-comunicazione (126,4 euro) e nel manifatturiero (107,2 euro). I lavoratori meno pagati, invece, sono alle dipendenze degli imprenditori del settore noleggio-agenzie di viaggio e servizi alle imprese (68,2 euro) e, infine, gli addetti al settore ricettivo e alla ristorazione (56 euro).

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