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Giovedì, 1 Dicembre 2022
Politica

Le nozze fra Asm e Acea mettono il dito nel “matrimonio” Pd-5Stelle: “Nessuna alleanza”

La nota del Movimento dopo il voto in consiglio comunale si “abbatte” sulle prossime amministrative a Terni: “Il gruppo dirigente ternano dem sta dimostrando di puntare più a una restaurazione che a una rivoluzione”

“Ad oggi non esiste alcun presupposto per un’alleanza alle prossime elezioni amministrative con forze politiche che hanno avallato in consiglio comunale la privatizzazione di Asm”.

Ma a chi è rivolto il messaggio del Movimento 5 Stelle Terni che arriva dopo il passaggio positivo in consiglio comunale dell’operazione Asm-Acea? Operazione che, ribadisce il M5S, ha consegnato “la gestione dei rifiuti e il servizio idrico nel totale controllo privato, interrompendo così il percorso politico fatto nella durata di una consiliatura”.

Il 28 settembre, l’aula di Palazzo Spada ha approvato, con 19 voti favorevoli (centrodestra e Orsini del gruppo misto) 4 contrari (M5S, Senso civico e Fiorini del gruppo misto) e 2 astenuti (Pd) l’aggiudicazione e i conseguenti atti che regoleranno i rapporti tra tutti i soggetti interessati, tra i quali l’accordo quadro tra il socio unico di Asm Terni spa Comune di Terni e  Acea spa, il patto parasociale che verrà sottoscritto tra l’ente, in qualità di socio Asm, e Acea e infine il nuovo statuto Asm Terni.

Il percorso dell’atto è stato puntellato da dubbi, polemiche e confronti. Ma questo è il risultato. Che ora sembra poter avere strascichi politici in vista dell’appuntamento elettorale a Terni delle Amministrative 2023, che già dovranno probabilmente scontare i riflessi degli esiti del voto di domenica scorsa.

Il primo effetto è comunque questo: “È un messaggio principalmente rivolto al Partito democratico – commenta Luca Simonetti, consigliere comunale del M5S - Restano i buoni rapporti e la stima verso i consiglieri comunali, ma questo gruppo dirigente che si sta ricostituendo dopo essere stato assente per quattro anni dall’elezione delle destre, sta dimostrando di puntare più a una restaurazione che a una rivoluzione”.

“Francamente – sottolinea ancora Simonetti - per noi ora gli unici interlocutori sono i consiglieri comunali” per poi ribadire: “Gruppo dirigente ternano. Per chiarezza”.

Un ostacolo (“ad oggi”, concreto) verso la composizione di una eventuale coalizione di centrosinistra - campo largo, medio, aperto che sia – che si innesta in un percorso già accidentato. Il dimissionario segretario dem Letta ha dichiarato, e ribadito, che la vittoria della destra è “colpa di Giuseppe Conte”. Da capire quanto, o meno, questa corrente di pensiero sia diffusa nel Pd e se, soprattutto, sia condivisa a livello locale. Per quanta autonomia potrà poi avere in sede di indicazione di accordi e candidature.

Di mezzo ci sono i congressi, che avranno i loro tempi e le loro liturgie, ma che – anche questi – vanno messi nel conto del tempo che serve per capire cosa si vuole fare da grandi.

“La vittoria delle destre è una vittoria netta. Il Pd esce dalle urne con risultati ovunque deludenti frutto dei molti errori commessi, non solo in campagna elettorale. Avremo occasione per farne elemento di discussione nei prossimi giorni e nelle prossime settimane anche nel nostro territorio. Per ora – ha dichiarato nei giorni scorsi il segretario provinciale di Terni del Pd, Fabrizio Bellini - mi limito a sottolineare che mai come oggi si impone una riflessione complessa sul Pd, sulla sua identità, il suo perimetro, il suo ruolo, le prospettive e il radicamento nella società. E sul campo progressista. Servirà un confronto profondo e vero, che non può e non deve esaurirsi con un congresso frettoloso che cambi i vertici senza cambiare la sostanza”.

Restaurazione o rivoluzione?

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