Farmacia Terni pagherà l'affitto della sede, utili dimezzati

Iniziata in Consiglio la maratona sul bilancio, passa la proposta della Giunta di far pagare il canone alla società per palazzo Falchi e la farmacia di corso Tacito. L'astensione dei 5 Stelle spacca l'opposizione

Palazzo Falchi sede delle farmacie

Farmacia Terni dovrà pagare l'affitto al Comune per la sede di palazzo Falchi e la farmacia di corso Tacito. Passa in consiglio comunale la proposta della Giunta che regolarizza i contratti di utilizzo degli immobili da parte della società e punta a incassare poco meno di 100mila euro, a partire da gennaio 2018, per dare ossigeno al bilancio. La delibera ottiene i 18 voti compatti della maggioranza e incassa l'astensione del Movimento 5 Stelle fin qui convinto dalle mosse dell'assessore alle Partecipate, Fabrizio Dominici. "Giudicheremo dai fatti - ha detto il capogruppo Luca Simonetti - ma se la strada che prenderà sulle farmacie è quella che dice lo seguiremo".

"Si tratta di immobili utilizzati da Farmacia Terni senza un titolo giuridico che lo autorizzasse", ha ribadito Dominici parlando di palazzo Falchi, sede della società e dell'omonima farmacia, illustrando stamattina in Consiglio i contenuti della delibera che complessivamente porterà un canone mensile di circa 8mila euro nelle casse di palazzo Spada. Così come la farmacia Ospedale uno di corso Tacito per la quale "non è stata mai effettuata la trascrizione del titolo giuridico della proprietà". "Stiamo cercando di fare ordine in un caos amministrativo che ha contraddistinto l'ultimo periodo forse determinato dalla situazione di dissesto", ha aggiunto l'assessore che ha parlato anche delle resistenze da parte di Farmacia Terni che ha contestato il valore dell'affitto fissato dal Comune e le modalità con cui è stato fatto. "Un canone deliberato in conflitto di interessi", questa la contestazione della società che gestisce le farmacie comunali e che con il fardello del "nuovo" affitto da pagare si vedrebbe quasi dimezzati gli utili di circa 230mila euro del bilancio 2018 che palazzo Spada peraltro ancora non ha approvato. Tanto che l'amministratore unico Fausto Sciamanna, come ha fatto intendere nel corso dell'audizione in commissione, potrebbe anche pensare di spostare la sede della società in una situazione più economica. "Se Sciamanna dovesse spostare la sede di una farmacia innanzitutto dovrebbe rispettare la legge regionale che impone un iter ben preciso e poi dovrebbe chiedere l'autorizzazione al Comune e quindi a me che fino a quando sarò assessore non concederò", ha detto Dominici alimentando ancora una volta di più lo scontro con l'amministratore delle farmacie.

Dubbi sull'operazione sono arrivati dai banchi dell'opposizione dove si è agitata la delibera della Giunta del 2000 con la quale l'allora Afm venne autorizzata a pagare l'ammortamento delle spese di ristrutturazione effettuate su palazzo Falchi, una sorta di "affitto di fatto" come lo ha chiamato lo stesso Sciamanna per rientrare dei circa 900mila euro di interventi sostenuti. "Questa di oggi - ha detto Valdimiro Orsini del Pd - è una delibera fantasiosa che serve alla Giunta a trovare l'escamotage per far quadrare il bilancio riequilibrato nel quale ci sono molte incertezze riguardo alle entrate". "Si tentano di scaricare sulle società partecipate i debiti dell'amministrazione mettendole a rischio fallimento per salvare il Comune", ha chiosato Alessandro Gentiletti (Senso civico). 

Dalla maggioranza invece l'avallo totale all'operato della Giunta "che vuole mettere a reddito i propri immobili in un contesto di dissesto economico e rendere i contratti regolari". "Una questione - ha sottolineato il capogruppo della Lega, Giovanni Ceccotti - che le precedenti amministrazioni hanno sottovalutato per incapacità amministrativa o per opportunità politica". 

La discussione sulle farmacie, arrivato dopo il voto sulla decadenza di Raffaello Federighi e la surroga con Valeria D'Acunzo, ha aperto la maratona sull'approvazione del bilancio riequilibrato che proseguirà per tutta la giornata di oggi con sedute già convocate, se dovesse servire, fino a giovedì.

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